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"Ma riceverete potenza quando
lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete
testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea e Samaria,
fino all'estremità della terra" (Atti 1:8)
Cosa vuol dire essere testimoni? Testimone è
per esempio chi ha visto, assistito ad un incidente
d'auto. Diventa fedele testimone se racconta ad altri
con fedeltà la dinamica dell'incidente. Si può
essere testimoni di tante cose, se queste però
sono sentite con le proprie orecchie o viste con i propri
occhi.
In questo momento io rendo grazie a Dio perché
poso raccontare, testimoniare la Sua bontà, fedeltà
e amore nel salvare l'anima mia dalla schiavitù
del peccato a facendomi un Suo figliolo.
Nel 1962 avevo già 21 anni, adulto sotto ogni
aspetto, vivevo in Svizzera dove, emigrato, avevo un
buon lavoro che mi permetteva di fare una vita alquanto
agiata. Lavoravo molto e mi divertivo assai; ero presente
in tutti i festini mondani della zona, menavo una vita,
a mio parere, normale.
La mia famiglia, sempre in difficoltà finanziaria
per mancanza di lavoro, era per il paese una famiglia
modello: morale eccellente, religiosissima, zia suora,
fratello e cugino monaci francescani. Mi sentivo protetto
ed ero sicuro che per i loro meriti sarei andato, poiché
ci credevo, certamente in paradiso.
Avevo in origine quattro fratelli, ma nel 1961, in 15
giorni, morì prima un fratello di 14 anni , poi
una sorella di 9. Mia mamma si consolava dicendo: "Il
Signore se li è presi! Loro pregheranno per noi
e alla fine , per le loro intercessioni, li raggiungeremo
in paradiso".
Non siamo stati noi a cercare il Signore, ma Egli a
cercare noi. Mentre noi eravamo erranti e ognuno seguiva
la propria via, il Signore è morto per noi.
Non sono testimone di un miracolo eclatante: nessuna
caviglia raffermata o braccio raddrizzato o organo miracolosamente
guarito; Dio mi ha creato un corpo così perfetto
che ancora oggi, sessantenne, gloria al Suo Santo Nome,
godo di buona salute. Ho avuto però un intervento
divino di inestimabile valore per il quale non posso
fare a meno di ringraziare il Signore e quindi raccontarlo
a tutti.
Mentre pensavo di essere al sicuro, spiritualmente protetto
per i meriti dei fratellini morti in tenera età
e dai parenti religiosi, conducendo una vita che oggi
stimo dissoluta, notai che Cristo, il Figliuolo di Dio,
mi cercava. Nel '62 una donna fu richiamata in Svizzera
da suo marito che abitava nello stesso edificio dove
pure io abitavo e con il quale si era stabilita un'ottima
amicizia. Questa donna era molto semplice, sobria nel
vestire e nell'agire talché mi domandavo donde
venisse tutta questa saggezza e delicatezza.
Una domenica di qualche mese dopo fui invitato a pranzo.
Mi presentai con un bouquet di fiori e con un po' di
galanteria. Il tempo di scambiare qualche parola, il
pranzo era pronto e quindi tutti a tavola. Cose mai
viste in vita mia: quella donna, Rosalia, insieme a
Lidia, la sua figlia di 8 anni, chiuse gli occhi e cominciò
a pregare Iddio che sembrava fosse lì accanto
a lei. Ne restai meravigliato. Pensando di farle piacere,
durante la conversazione feci capire che anch'io ero
cattolico, che avevo una zia suora e un fratello monaco,
ecc., ma lei, in modo veramente umile, disse: "Ma
io non sono cattolica". "Che cosa sei, dunque?"
le chiesi più per continuare la conversazione
che per interesse alle sue idee. "Sono un'evangelica,
una figliuola di Dio salvata per grazia". E alla
mia domanda se frequentasse una chiesa mi rispose che
con l'aiuto di alcuni fratelli della chiesa di Como,
dove era pastore il fratello Laiso, ne aveva trovata
una a Neuchatel.
Questa fu la frase più lunga che lei pronunciò
ed io avvertii subito che lei desiderava ancora parlare,
ma come se le fosse impedito. Più tardi scoprii
che il marito le aveva proibito di parlare del Signore
ad amici e conoscenti. Prima di finire il pranzo riuscii
a chiederle se alla prossima riunione potevo andare
in chiesa con lei. Appuntamento alla fermata del tram.
Dalla domenica al mercoledì non pensavo ad altro
che a lei e alla figlia dalla quale non si staccava
mai. Ero quasi impaziente e non vedevo l'ora che arrivasse
il mercoledì sera. Così ero sul posto
almeno da una mezz'ora. Qualche minuto prima dell'orario
eccole spuntare. Le guardavo inconsciamente con grande
interesse; vedeva in loro due persone veramente speciali.
In tram, per circa 20 minuti, dissi solo poche parole;
come Lidia (Atti 16:14) io ebbi a dire poco, ma Rosalia
non si stancava di raccontarmi le cose meravigliose
che il Signore aveva fatte per lei. Sembrava un pozzo
senza fondo. ( "Chi crede in Me, fiumi di acqua
viva sgorgheranno dal suo seno". Giov. 7:38).
Arrivammo alla chiesa, una saletta nel seminterrato
alquanto scura; il legno che la rivestiva da almeno
trent'anni si era imbrunito e la rendeva ancora più
piccola; una ventina di sedie alcune delle quali già
occupate da persone di mezza età dal viso raggiante
e pieno di gioia. Man mano la saletta si riempiva per
di più da giovani.
La funzione iniziò con un cantico seguito da
una preghiera e da un altro cantico; poi prese inizio
un vociare alquanto armonioso. Con un po' di attenzione
riuscii a capire che tutti lodavano il Signore per la
Sua fedeltà e il Suo amore. Non capivo in che
modo Dio avesse fatto notare fedeltà e amore
nei loro riguardi. La lode e i ringraziamenti continuarono
da cori esaltanti Dio per la Sua grandezza e onnipotenza
e da preghiere individuali nelle quali, tra l'altro,
chiedevano perdono dei loro peccati. Cose mai viste
e sentite prima! Quella saletta tanto oscura e piccola
diventava man mano sempre più grande e avevo
la sensazione di essere sotto un sole di eccezionale
splendore e alla presenza di "Qualcuno" che
cercava di fare del bene.
Ero ansioso di sapere di chi era questa presenza che
mi dava gioia ma non osavo aprire bocca tant'è
che non vedevo nessun altro se non le stesse persone.
Mi meravigliò il fatto che alcuni chiedevano
perdono per le loro debolezze e i loro peccati; per
il resto tutti lodavano il Signore come se parlassero
con Lui. Capii, non so come, che se volevo gioire come
loro e godere come loro del perdono e della gioia di
lodarLo dovevo anch'io confessare i miei peccati. "Se
confessiamo i nostri peccati Egli è fedele e
giusto da perdonarli e purificarci da ogni iniquità".
(I Giovanni 1:9). Era impossibile! Per confessarli ci
sarebbe voluto più di qualche giorno per fare
una lista completa; per di più avevo fatto delle
cose ritenute, secondo il comune sentire, normali, ma
che giuste non erano alla luce di ciò che sentivo
in quel momento.
Si era creata un' atmosfera meravigliosa,sembrava che
il tempo si fosse fermato, ma io rimanevo chiuso in
me stesso.
Ma ecco una ragazza cominciò a pregare con ringraziamenti
e con lode; poi, come se parlasse per me, disse: "Signore,
Tu conosci il mio cuore. Tu sai tutto quello che ho
fatto, non è necessario che io Ti faccia una
lunga lista; so che ho molto peccato contro di Te, ma
ho fede che per i meriti di Gesù Cristo e per
il Suo sangue Tu mi perdonerai e mi darai la grazia
di seguirTi nell'ubbidienza". Fui così toccato
da quelle poche parole che quasi ad alta voce conclusi:
"Sì, Signore, perdonami e dammi grazia di
conoscerTi e ubbidirTi!"
In quel momento un calore invase il mio corpo e sentii
una gioia e una pace indicibili.
Alcuni, più che pregare, sembrava parlassero
a 'tu per tu' col Signore, in un dialogo diretto. Troppo
bello! Compresi che il Signore stava benedicendo e dissi:
"Signore, benedici anche me", ed Egli lo fece.
Ora sì, avvertii la Sua presenza proprio accanto
a me. Mi arresi completamente a Lui dandoGli il cuore
(Proverbi 23:26).
Confesso che non ho mai avuto occasione di potermi pentire
di averLo accettato come personale Salvatore perché
in tutti questi anni L'ho trovato sempre fedele, mi
ha dato grazia di imparare molte cose, di conoscerLo
meglio e di servirLo nel ministerio. Sono altresì
sicuro e certo che non mi lascerà e non mi abbandonerà
mai. Alla Sua venuta vorrò farmi trovare fedele.
Giuseppe Beltrando
pastore di Tuglie
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