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"Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa..."
2Pietro 3:9

LA BEATA SPERANZA

Tito 2:11-14

Gesù ed il Suo glorioso ritorno sono la speranza della Chiesa.  Certamente la Parola di Dio ci esorta ad essere saldamente attaccati a Cristo perché, quand’Egli apparirà, "possiamo aver fiducia e alla sua venuta non siamo costretti a ritirarci da Lui coperti di vergogna" (1øGiov.2:28). Nel testo da noi preso in esame scopriamo:

a.      la divinità del nostro Signore Gesù Cristo (v.13 a; Fil.2:5,6);
b.      l'opera che Egli ha compiuto con lo scopo di avere "un popolo che gli appartenga" (v.14; Fil.2:7,8; 1øPie.2:9,10);
c.       la salvezza per grazia offerta a tutti (v.11; Efe.2:8);
d.      la santificazione del credente nell'attesa del compimento della speranza (v.12; 1Pie.1:13-16);
e.       il ritorno in gloria di Cristo è il compendio stupendo della speranza cristiana (v.13).

Nel presente studio desidero sottolineare le tre certezze della speranza cristiana:

1. la certezza del suo ritorno;
2. la certezza della resurrezione;
3. la certezza della salvezza.

I. LA CERTEZZA DEL RITORNO DI CRISTO

Questo primo fatto è una realtà indiscutibile dichiarata dalle Sacre Scritture: marana tha! Basti pensare che la dottrina fondamentale della VENUTA DEL SIGNORE è menzionate ben 318 volte nel N.T. e ben 1527 volte nell'A.T.. Naturalmente tutti questi testi si riferiscono sia alla Sua prima venuta, cioè 2000 anni fa circa per espiare i peccati dell'umanità, che alla Sua seconda venuta. Ora, come non c'Š ombra di dubbio sul fatto che Cristo è già venuto, allo stesso modo non c'è alcun dubbio sul fatto che Egli ritorna. Infatti:

a. Egli non ritarda la Sua venuta (2øPie.3:8-10); 
b. il Signor Gesù stesso, mentre si presenta come Dio eterno parla ed annuncia la sua venuta (Apoc.1:8); 
c. pronunciando il giudizio contro le nazioni Gesù annuncia il suo ritorno con molta chiarezza (Mat.25:31). 

Per comprendere meglio il Suo ritorno nella gloria occorre precisare che questo avverrà in due tempi ben precisi che vengono definiti dai termini parousia e apokalupsis. Nella Bibbia il termine "epiphaneia", che significa apparizione, e un termine generico che può riferirsi sia alla prima venuta del Signore per l'espiazione dei peccati (2øTim.1:10) che alla seconda venuta (2øTess.2:8; in questo caso è riferito al secondo tempo, cioè all'apokalupsis).  Gli altri due termini sono, invece, specifici:

A. Parousia.  

Indica la presenza personale e dunque la venuta di Cristo per rapire la Chiesa, questo è, per così dire il primo tempo. Gli eventi che caratterizzeranno questo evento sono:

1. la resurrezione dei morti in Cristo (1Tess.4:16);
2. il rapimento della Chiesa e l'incontro nell'aria (Dan.7:13, 14; Mat.26:63-65);
3. il tribunale di Cristo (2Cor.5:10);
4. le nozze dell'Agnello (Apoc.19:7-9);
    Nota: Questi avvenimenti sono chiamati GIORNO DI CRISTO (1Cor.1:8; 2Cor.1:14; Fil.1:6,10; 2:16)
5. la grande tribolazione (Mat.24:21).
    Nota: Questo avvenimento viene chiamato GIORNO DI YHWH, ed a volte indica anche il giudizio finale (Is.22:5; Ger.46:10; Mal.4:1). Questo è il giorno dell'ira di Dio dalla quale i credenti sono stati liberati (Rom.5:9).

A questo punto è d'uopo osservare il modo in cui il Signore verrà, così come ci appare nelle Scritture:

a. è un ritorno personale (At.1:11) e visibile;
b. è un ritorno potente  e glorioso (1Tess.4:15-17);
c. è un ritorno immediato ed improvviso (1Cor.15:51,52).

B. Apokalupsis.  

Cioè  RIVELAZIONE (lett. "togliere il velo"), indica il ritorno di Cristo con la chiesa (2Tess.1:7; 1Pie.1:6,7) sulla terra.  Il tempo che intercorre tra la parousia e l'apocalisse è molto breve infatti è di soli 7 anni. Gli eventi che caratterizzeranno questo secondo periodo sono i seguenti:

1. la battaglia di armaghedon (Apoc.16:16);
2. il giudizio delle nazioni (Mat.25:31-33);
3. il millennio (Apoc.20:1-3);
4. il giudizio finale (Apoc.20:14);
5. nuovi cieli e nuova terra (Apoc.21:1).

II. LA CERTEZZA DELLA RESURREZIONE (Giobbe 19:25-27)

Quando la Bibbia parla di morte si  riferisce a tre specifiche situazioni:

1. La morte spirituale che indica la condizione di incredulità in cui vive l'uomo che non ha accettato Cristo (Ef.2:1,5; Gen.2:17). L'opera di Cristo e l'azione dello Spirito Santo fanno si che l'uomo naturale (psichico) divenga uomo spirituale (pneumatico).

2. La morte seconda, in opposizione con la vita eterna indica la condizione di eterna separazione da Dio ed è riservata ai reprobi (Apoc.21:8). La Sacra Scrittura per indicare l'inferno usa il termine GEENNA, che indica la valle di Hinnom, dove  vi era un santuario dedicato al dio Moloc e venivano offerti sacrifici umani di bambini. Questo luogo divenne, in seguito, la discarica pubblica dove i rifiuti vi bruciavano. 

3. La morte fisica che implica la separazione dell'anima e dello spirito dal corpo (Gen.3:19). In realtà i morti continuano ad esistere (Mat.22:31,32). 

A. Lo stato dei morti

E' necessario sottolineare che mentre il corpo (parte materiale) ritorna polvere, l'anima (psiche) e lo spirito (pneuma) che costituiscono la parte immateriale, essendo immortali (Fil.1:23,24), si separano per andare nel luogo di attesa. Infatti, i reprobi vanno nell'ADES luogo di attesa per la resurrezione e definitiva condanna (Apoc.20:13-15) all'inferno o geenna; mentre i credenti nel PARADISO, in attesa della resurrezione (1øTes.4:15,16).
Nota: L'Ades (ebr. Sheol, soggiorno dei morti), per gli ebrei, era il luogo dove andavano i morti.

Nell'A.T. era il luogo dell'oblio, e del riposo per i credenti (Giob.3:13-19), in attesa della resurrezione. Prima della venuta di Cristo, questo luogo era diviso in due parti (Luca 16:19-26):

a. il seno d'Abramo o paradiso (Luca 23:43);
b. l'ades vero e proprio o carcere; 

Cristo ha annunciato il messaggio dell'Evangelo (tutto è compiuto!) ai morti, separando definitivamente i due luoghi (1øPie.3:18-20; Efe.4:8-10)  e portando il paradiso presso Dio (Fil.1:21-24).

LO STATO INTERMEDIO

Per stato intermedio si vuole intendere quella condizione dell'uomo che, passato alla vita ultraterrena, attende la resurrezione del corpo e, con essa, la retribuzione delle cose credute o  operate quando era in vita. Pertanto si tratta di una condizione temporanea, non definitiva. 

Sono spesso sorte confusioni a causa della traduzione delle :

-         SHEOL (parola ebraica, antico-testamentaria), vuol dire : "mondo sotterraneo che accoglie i morti" cioè il soggiorno dei morti, di tutti i morti senza distinzione. Tuttavia gli Ebrei distinguevano nel Sheol due diversi luoghi : l'uno riservato ai peccatori e agli empi, e l'altro ai beati. Quest'ultimo luogo lo chiamavano, con un termine persiano, "il paradiso" o il "seno di Abramo", (Luca 23:43 ; 16:22,23).
-         ADES (parola greca neo-testamentaria), ha o stesso significato e tuttavia rappresentava anche il luogo di attesa per i peccatori, quindi "Ades vero e proprio". Entrambe sono state erroneamente rese, a volte, con "INFERNO". In realtà, invece, esse designano soltanto "IL SOGGIORNO DEI MORTI".
-         INFERNO (dalla lingua latina ), che significa "inferiore", "sottostante". Il concetto non si trova tale e quale nella Bibbia, sebbene vi si riferisca chiaramente il versetto di Efesini 4:9. Gli antichi situavano il soggiorno dei morti sotto la superficie della terra (Sheol o Ades); oggi, noi intediamo con la parola inferno il luogo di pene eterne riservato agli empi nel al Dilà.
-         GEENA , è la trascrizione popolare greca del nome della Valle di Hinnom(Ghe-Hinnom),presso Gerusalemme, nella quale i re infedeli e Israele facevano sacrifici umani (loro figli) in onore di dio Molok (2Re: 23:10); all'epoca di Gesù ,era una discarica di immondizie e che era costantemente bruciati e Gesù adopera quel termine per accennare un abisso infuocato, il luogo di punizione definitiva ed eterno, lo stagno di fuoco e di zolfo. 

B. La Resurrezione.

La resurrezione dei credenti è un fatto certo nella Scrittura (1øCor.15:12-14) e consiste nella riunificazione dell'anima e dello spirito con il corpo glorificato, trasformato e reso incorruttibile (Fil.3:20,21; Ef.1:13,14; Rom.8:23). Questa resurrezione, che è assolutamente universale e senza eccezioni di sorta (Giov.5:28,29; Apoc.20:5), è una resurrezione corporale (1Cor.15:22).

Come per il ritorno del Signore, anche per la resurrezione distinguiamo due periodi:

1. La prima resurrezione (Apoc.20:6) qua è interessante notare:

- la primizia: la resurrezione di Cristo (1Cor.15:20,21);
- la mietitura: i morti in Cristo ed i rapiti (1Cor.15:22,23);
- la spigolatura: i morti dopo la grande tribolazione (Apoc.20:4).

2. La seconda resurrezione (Apoc.20:5,11-14) che riguarda esclusivamente i reprobi o i perduti.

C. La condizione.

Naturalmente questo nuovo corpo resuscitato ed incorruttibile (Apoc.21:4) sarà un corpo spirituale ma non irreale (1Cor.15:42-44; Mat.13:43; Luca 24:36-43) e somiglierà a quello di Cristo (Giov.20:26,27; 1Giov.3:1,2). Con la resurrezione si entra nell'eternità con il Signore e qui  ci sarà una condizione di assoluta gioia (Apoc.21:3-4; 22:5) in cui Dio sarà "tutto in tutti" (1Cor.15:28):

3. LA CERTEZZA DELLA SALVEZZA

Possiamo essere sicuri, certi della nostra salvezza? Possiamo essere certi che Cristo ha cancellato i nostri peccati e che noi entreremo nella vita eterna?

Una delle benedizioni della vita cristiana è l'esperienza della certezza della salvezza.
Quando abbiamo accettato Cristo come nostro personale Salvatore abbiamo ricevuto la promessa di una salvezza eterna (Giov.3:36; 11:25,26; 14:19). Il compimento della salvezza del credente è la sua glorificazione in cielo (1Pie.5:10), infatti, la santificazione progressiva raggiunge il suo apice nella glorificazione (Fil.3:12-14). La resurrezione del corpo e l'eternità con Cristo sono la speranza del credente (1Tess.4:13,14; 1Giov.3:2), ed un credente che vive solo per questa terra è sicuramente, come dice Paolo, "il più miserabile degli uomini".

La Parola di Dio garantisce al credente la sicurezza necessaria per vivere con positiva attitudine la vita cristiana (2Tim.2:11-13):

a. la certezza della vita in Cristo ("se moriamo con Lui, con Lui anche vivremo");
b. la certezza del regno ("se abbiamo costanza nella prova, con Lui altresì regneremo");
c. la certezza del giudizio ("se Lo rinnegheremo, anch'Egli ci rinnegherà");
d. la certezza della fedeltà di Dio ("se siamo infedeli, Egli rimane fedele"); la fedeltà di Dio non dipende certamente da noi: Egli è fedele qualunque sia la nostra condizione definitiva la speranza cristiana distingue due certezze:

1. Per il presente
La certezza per il presente, cioè che "ora" sono salvato dipende dal mio profondo ravvedimento e dalla mia completa fiducia nella efficacia dell'opera di Cristo e nelle promesse dell'Evangelo (Giov.3:16,36; 5:24;1Giov.5:13).

2. Per il futuro
La certezza per il futuro, cioè che entrerò nella vita eterna (Fil.1:6), dipende dal fatto che non mi svierò (Eb.6:4-8; 10:26-29; 2Pietro 2:20-22), anzi persevererò fedelmente fino alla fine (Matt.24:13; Eb.3:6,14; Ap.2:10).

La speranza cristiana trae queste sue certezze:

a. dalle promesse fatte dalla Parola di Dio (Ebr.13:5,6; Giov.3:16);
b. dall'etica del cristiano (Mat.7:21; 12:33; 1øGiov.2:3-5; Giac.2:20);
c. dalla testimonianza interiore dello Spirito Santo (Rom.8:16; 1øGiov.3:24; Gal.4:6,7; Sal.51:12).

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