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X Comandamento
"Non desiderare la casa del tuo
prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo,
né il suo servo, né la sua serva, né
il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna
del tuo prossimo" (Esodo 20:17)
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Il decimo comandamento viene dato per
proteggere il cuore dell'uomo dai suoi desideri sbagliati
e, nello stesso tempo, proibisce ogni desiderio che
possa portare a violare la proprietà o il diritto
altrui.
In questo comandamento Dio ci ordina di "non desiderare"
o "non concupire", cioè non dobbiamo
bramare o desiderare avidamente ciò che non ci
appartiene; non dobbiamo cedere alla concupiscenza perché
ad essa potrebbero seguire gravi atti peccaminosi.
A questo riguardo nella lettera di Giacomo leggiamo:
"... ognuno è tentato dalla propria concupiscenza
che lo attrae e lo seduce. Poi la concupiscenza, quando
ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando
è compiuto, produce la morte" (Giac. 1:14,15);
e ancora nella prima lettera di Giovanni è scritto:
"Non amate il mondo né le cose che sono
nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non
è in lui. Perché tutto ciò che
è nel mondo, la concupiscenza della carne, la
concupiscenza degli occhi e la superbia della vita,
non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa
via con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà
di Dio rimane in eterno" (I Giov. 2:15-17).
Qualcuno ha definito la concupiscenza
come "una febbre maligna" causata da "un
virus" che viene sparso "un po' dappertutto
da una mano abile, ma che certamente non ha il segno
dei chiodi".
Per comprendere meglio dobbiamo considerare che:
1. VIVIAMO IN UN MONDO DOMINATO DAL "POTERE DEL MALIGNO"
(I GIOV. 5:19)
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Il mondo fu creato per l'uomo, per essere
governato dall'uomo e sottoposto all'uomo (Genesi 2:7-9),
ma ben presto, il mondo cadde sotto il malefico dominio
di Satana causando all'uomo sofferenze e dolori, ansie
e timori, malattie e morte (Genesi 3:17-19; Romani 6:12;
8:20).
Nonostante tutto, il mondo è stato sempre l'oggetto
principale dell'amore di Dio, il Quale ha sempre voluto
e vuole ancora che "tutti gli uomini siano salvati
e vengano alla conoscenza della verità".
Purtroppo il mondo non ha voluto accettare il dono della
grazia di Dio in Cristo Gesù ed è rimasto
sottoposto al dominio di Satana (Giov. 3:16,17; 4:42;
1:10,11; 12:31).
Ecco quanto si è determinato di conseguenza:
- il mondo è stato soggetto alla corruzione,
alla vanità, al travaglio e alla sofferenza,
per colpa del diavolo (Rom. 8:19-23);
- Dio ha abbandonato il mondo e tutti coloro che non
Lo riconoscono a vivere secondo "le concupiscenze
dei loro cuori... a passioni infami..." (Romani
1:24-26; Efesini 2:2-3);
- la mente degli uomini è ormai ottenebrata (II
Cor. 4:4);
- molti vivono sottoposti al regno di Satana che ha
la sua sigla: "S.S.S.", ovvero: "Sesso,
Soldi, Superbia" o ancora, detto in altri termini:
"Godere, Arrivare, Possedere".
2. IL PERICOLO DEI NOSTRI SENTIMENTI
E DEI NOSTRI PENSIERI
Certamente è possibile peccare
non solo con le azioni e con le parole ma anche per
mezzo dei pensieri e dei sentimenti, in quanto "...è
dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi
pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, sguardo
maligno, superbia..." Marco 7:21,22).
L'uomo che vive senza il timore di Dio è definito
nella Bibbia: "l'uomo naturale", in quanto
è dominato dai propri desideri insani e da ciò
che il mondo gli presenta. L'apostolo Paolo afferma
che, tra questi, "anche noi un tempo eravamo insensati,
ribelli, traviati, schiavi di ogni sorta di passioni
e di piaceri, vivendo nella cattiveria e nell'invidia..."
(Tito 3:3); ma ora non è più così,
anzi: "quelli che sono di Cristo hanno crocifisso
la carne con le sue passioni e i suoi desideri"
(Gallati 5:24).
Il cristiano sa di dover rendere conto a Dio, non solo
dei propri atti, ma anche dei propri pensieri (I Corinzi
4:5).
Come credenti dobbiamo pertanto stare
attenti a non farci prendere e dominare:
- dall'invidia (scontentezza per il proprio stato);
- dalla gelosia (dispiacere e sofferenza per i beni
altrui);
- dall'egoismo (desiderio di possedere sempre di più);
- dalla passione (sentimento distorto ed esasperato)
- (Giacomo 3:14-16; I Corinzi 10:6).
Il vero credente ha dunque rinunciato volontariamente
ai desideri insani di questa vita e non ricerca più
le emozioni e le esperienze del passato.
Certamente non tutti i desideri o pensieri sono malvagi,
o da considerarsi negativi. Anche per il cristiano vi
sono desideri buoni e lodevoli da perseguire:
- si può desiderare che gli altri siano salvati
(Romani 10:1);
- si può desiderare la prosperità e il
godimento di buona salute del proprio fratello (III
Giov. 2);
- si possono desiderare "ardentemente i doni maggiori"
(I Cor.12:31);
- si possono certamente desiderare "tutte le cose
vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste,
tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama,
tutte quelle cose in cui è qualche virtù
e qualche lode" (Filippesi 4:8).
Dio è pronto ad adempiere il desiderio dei Suoi
figlioli (Salmo 145:16-19), soprattutto di coloro che
Lo invocano con tutto il cuore e che si dilettano nei
Suoi comandamenti (Salmo 37:4-5).
3. LE TRE CARATTERISTICHE DI QUESTO
PECCATO
a) Non desiderare
la casa del tuo prossimo
La prima parte di questo comandamento:
"Non desiderare la casa del tuo prossimo"
è, in un certo senso, il raggruppamento di quanto
viene in seguito espresso nei particolari.
Per "casa" non si intende
certamente la costruzione di essa, ma piuttosto ciò
che si trova in essa, cioè: la famiglia ed i
suoi beni. Mettendo la moglie in primo ordine, Dio dimostra,
a suo riguardo, una valutazione superiore e particolare.
Dio ha sempre fatto una chiara distinzione tra le cose
e le persone, tra le bestie e l'essere umano creato
a Sua immagine e somiglianza.
b) Non desiderare
la moglie del tuo prossimo
Implica la più alta manifestazione
dell'amore e del rispetto che dobbiamo avere verso il
nostro prossimo, come a dire che se non sapremo dominare
questa passione e questi sentimenti, difficilmente potremo
rispettare il resto.
E' un richiamo al settimo comandamento con la differenza
che in questo c'era un ordine contro "l'atto commesso",
mentre in quest'ultimo l'ordine è contro "l'atto
pensato". Gesù spiegò chiaramente
e pienamente questo concetto quando affermò:
"Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per
desiderarla, ha già commesso adulterio con lei
nel suo cuore" (Matteo 5:28).
Un peccato quindi che bisogna debellare e allontanare
fin dalle radici, e cioè dalla mente.
c) Non desiderare i "beni"
del tuo prossimo
Non bisogna farsi prendere dall'invidia,
dalla gelosia, dalla voglia di possedere a tutti i costi
le cose che gli altri hanno, ma piuttosto, come veri
credenti in Cristo Gesù, siamo invitati dalla
Parola di Dio a "cercare le cose di sopra dove
Cristo è seduto alla destra di Dio, ad aspirare
alle cose di lassù e non a quelle che sono sulla
terra" (Col. 3:1,2).
Qualcuno ha detto che la voglia di possedere "attacca
l'uomo giovane, afferra l'uomo maturo, e non trascura
neppure l'anziano. Il malato di cupidigia vuole possedere
e non sa che è posseduto; tiene stretto il suo
oro e non si accorge che è fortemente legato
ad esso".
E' stato anche detto che la concupiscenza è nociva
alla vita delle persone almeno per tre motivi:
- "perché uccide la contentezza";
- "perché ignora il bene e il diritto del
prossimo";
- "perché detronizza Dio".
Se è vero che l'uomo naturale
è dominato dai propri desideri insani e da ciò
che il mondo gli offre perché le sue speranze
sono riposte solo nelle cose di questa vita, è
altresì vero che il credente "nato di nuovo",
essendo governato dalla Parola di Dio e dallo Spirito
Santo, non solo non ricerca più queste cose ed
è contento di quello che ha, ma è disposto
anche "a fare del bene" agli altri perché
sa che "a suo tempo (cioè nel cielo) mieterà
quello che avrà seminato" (Galati 6:6-10).
P.C.
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