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Il decalogo in relazione all'insegnamento del Nuovo Testamento
 

V Comandamento

"Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà." (Esodo 20:12)

Il quinto comandamento è il primo dei sei comandamenti che regolano i rapporti tra gli uomini. Dio stabilì la famiglia come unità basilare della società; pertanto, il primo sano comportamento deve esprimersi nella propria casa. I genitori sono le prime figure di autorità che i bambini devono imparare a rispettare.
L'apostolo Paolo cita il quinto comandamento nella lettera indirizzata agli Efesini (6:1-3) con la seguente affermazione: "Onora tuo padre e tua madre... affinché tu sia felice e abbia lunga vita sulla terra". Vi è una garanzia di felicità e di longevità nell'osservanza di questo comandamento e anche se alcuni sottolineano che non tutte le persone che onorano i loro genitori vivono a lungo, ciò non annulla il principio stabilito da Dio: "che il Signore il tuo Dio ti dà" (Deut. 5:16; 4:39-40).
Certamente una vera, durevole, genuina, stabile, felicità per i figli come anche per i genitori, non dipende soltanto dall'osservanza "letterale" di questo comandamento, ma dal possedere Cristo. A questo riguardo preziosa è la definizione di Paul Payne: "La famiglia cristiana è una famiglia dove Cristo è conosciuto, amato e servito; dove i figli vengono alla Sua conoscenza per mezzo dei genitori; dove l'educazione cristiana dei figli ha la precedenza sull'ambizione sociale della madre e sugli obiettivi di lavoro del padre; dove il padre è ben deciso a svolgere la sua attività in conformità alla volontà di Cristo; dove sia il padre che la madre svolgono una vita sociale conforme agli alti ideali cristiani".

1. ALCUNE RESPONSABILITA' DEI GENITORI "CRISTIANI"

Qualcuno potrebbe obiettare sul fatto che la prima analisi di questo studio è sui genitori, e non sui figli, ma non è forse vero che nella maggioranza dei casi i figli sono o dimostrano il risultato di quello che i genitori hanno seminato, non solo con le parole ma soprattutto con l'esempio?
Adolphe Hunziker, nel suo libro: "Le dieci regole della vera felicità", parlando su questo argomento, presenta dodici consigli a tutti quei genitori che vogliono fare dei propri figli dei "buoni delinquenti".

Li cito tal quali:

1. Fin dall'infanzia dategli tutto ciò che desidera, crescerà così pensando che il mondo intero gli deve tutto;
2. Se dice delle parolacce, ridete, si crederà molto furbo;
3. Non dategli nessuna formazione spirituale. Quando avrà 18 anni "sceglierà lui stesso";
4. Non ditegli mai: "è male". Potrebbe avere un complesso di colpa. E più tardi quando sarà arrestato per furto di auto, sarà convinto che è la società che lo perseguita;
5. Raccogliete tutto ciò che lascia in giro. Così sarà sicuro che sono sempre gli altri ad essere responsabili;
6. Lasciategli leggere tutto. Sterilizzate le sue stoviglie, ma lasciate che la sua mente si nutra d'immondizia;
7. Litigatevi sempre davanti a lui. Quando il vostro matrimonio crollerà non ne sarà scioccato;
8. Dategli tutto il denaro che reclama. Che non debba guadagnarlo; che non debba avere le vostre stesse difficoltà;
9. Che tutti i suoi desideri siano soddisfatti: cibo, bevande, conforts, altrimenti sarà "frustrato";
10. State sempre dalla sua parte. I professori, la polizia, la società sono tutti contro questo povero piccolo;
11. Quando sarà un buono a nulla, proclamate subito che voi non avete mai potuto fare niente;
12. Preparatevi ad una vita di dolore: l'avrete.
Cari genitori se siamo caduti in questi problemi e ci appartengono da vicino, dobbiamo confessare i nostri errori e decidere di abbandonare ogni attitudine sbagliata. Dio è pronto a consigliarci tramite la Sua Parola e ad aiutarci nel delicato e difficile compito (mestiere) di genitori "cristiani".

Come buoni genitori "cristiani", dobbiamo:

a) Innanzitutto "educare" e "disciplinare" i nostri figli.

Da disciplina deriva il termine "discepolo". Significa pertanto influenzare al bene, guidare, formare, portare alla maturità. Dobbiamo insegnare ai nostri figli, innanzitutto con l'esempio, la dignità, la veridicità, l'ordine, la cortesia, il rispetto per Dio, per la chiesa, per noi stessi, per gli altri, la puntualità, l'amore, elementi che costituiscono ogni vera educazione.
La disciplina talvolta prevede l'uso della correzione e della punizione: questa dovrà essere giusta, amorevole, proporzionata e non brutale (Prov. 13:24; 29:15).
Qualcuno ha detto: "Una vita senza disciplina è come una nave senza timone, il naufragio l'aspetta".

b) Istruire i nostri figli

Istruirli non solo riguardo alle realtà della vita sociale, dei rapporti umani, come affrontare il futuro, sulle necessità di rendersi utili e servizievoli, lavorando e svolgendo i propri doveri ed i propri compiti, ma soprattutto presentando loro, con l'esempio, l'amore di Dio, l'opera di redenzione di Gesù Cristo, come fare proprie le promesse della Bibbia (Prov. 4:1-6; II Tim. 1:5).
c) Condurli alla fede e alla preparazione di poter fare una personale esperienza con Dio (Deut. 6:6,7).
Insegnando loro l'efficacia della preghiera e della confidenza nel Signore in ogni circostanza della vita. Inculcando l'amore ed il rispetto per le cose di Dio, per la chiesa, per i responsabili, per il prossimo. Se col cattivo esempio siamo noi i primi a criticare il pastore, quello che è stato predicato, come sono vestiti gli altri, l'andamento della chiesa. Se noi per prima, non dimostriamo la fiducia in Dio, nel saper aspettare con pazienza il Suo aiuto nelle circostanze avverse, come affideranno i nostri figli la loro vita nelle mani del Signore?

Nel libro: "La Famiglia Cristiana Oggi", edito da Adi - Media (che invito a leggere), sono descritte sette regole d'oro, da tenere presente come risposta ai molteplici problemi che assillano le famiglie, anche cristiane, circa il rapporto genitori e figli.
Esse sono:

1. Trattiamo i nostri figli nel modo in cui noi vorremmo essere trattati;
2. Diventiamo loro amici;
3. Non "possediamo" i nostri figli;
4. Quando sbagliamo, ammettiamolo;
5. Non aspettiamoci la perfezione dai nostri figli;
6. Circondiamo i figli d'affetto;
7. Diventiamo esempi viventi per i nostri figli.

2. PERCHE' BISOGNA ONORARE I PROPRI GENITORI

Non necessariamente perché i genitori "ci hanno messo al mondo"; salvo qualche eccezione, la cosa (soprattutto per il padre), non è molto difficile ed è abbastanza naturale.
Comunque rimane valido il fatto che Dio si è servito di loro per darci la vita. Essi sono coloro che ci hanno generato (Isaia 45:10; Prov. 23:22).
Neppure per il fatto che i genitori sono più grandi e più forti e per la legge del più forte, bisogna per forza inchinarsi. Comunque essi sono coloro che hanno cura di noi e rappresentano l'autorità di Dio e simboleggiano il rapporto fra noi e Dio (Rom. 13:1,7).
Chi disprezza, deride o si vergogna dei propri genitori disprezza Colui che li ha dati. Chi maltratta, dice male (maledice) o usa violenza sui propri genitori è sotto il giudizio di Dio; secondo la legge dell'Antico Testamento la pena era la morte (Deut. 27:16; Esodo 21:17).

La disubbidienza ai genitori dimostra la ribellione del proprio cuore e la somiglianza al modo di fare del mondo malvagio. L'apostolo Paolo, parlando profeticamente intorno alla corruzione degli ultimi tempi, afferma: "Or sappi questo: negli ultimi tempi verranno tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori..." (II Tim. 3:1,2).
Purtroppo, oggi più che mai, è possibile constatare la veridicità della Parola di Dio. La malvagità sta dilagando, lo spirito di ribellione ha invaso l'individuo, la famiglia, la società, e cerca di farsi strada nella chiesa. Chi può fermare questo fiume in piena? Tanti, con un atteggiamento ormai passivo, si limitano solo a dire: "Cosa possiamo farci; così va il mondo".
Genitori e figli, qualcosa possiamo e dobbiamo fare: "Esaminiamo la nostra condotta, valutiamola, e torniamo al Signore... Noi abbiamo peccato, siamo stati ribelli..." (Lam. 3:40,42); "Ora, dopo tutto quello che ci è accaduto a causa delle nostre azioni malvagie e delle nostre grandi colpe... violeremo di nuovo i tuoi comandamenti..?" (Esdra 9:13,14).

3. COME ONORARE I PROPRI GENITORI

Onorare i nostri genitori, significa innanzitutto prendere la decisione di trattarli come un prezioso tesoro, garantendo loro una posizione di grande rispetto nella nostra vita. Qualcuno potrebbe dire: "Ma se i nostri genitori non meritano di essere onorati? Anzi, ci hanno causato ferite che ci hanno segnato per il resto della nostra vita?".
E' possibile che certi padri o certe madri non si sono guadagnati il diritto di essere onorati. Ma, sappiamo, altresì, che la più elevata forma d'amore è quella di mostrare onore a qualcuno che non se lo merita (I Cor. 13).

Onorare i nostri genitori significa prestare la massima attenzione ai loro insegnamenti (cfr. Proverbi 1:8; 2:1; 3:1,2). Con questo non si vuole affermare che bisogna ubbidire ciecamente a tutto quello che essi ci insegnano ma, semplicemente, che abbiamo il dovere di ascoltarli con cortesia, con attenzione, dare il giusto valore alle loro osservazioni. Qualche volta sbaglieranno anche loro, ma per tutte le volte che hanno avuto ragione e tramite i loro consigli ci siamo trovati bene, ricordiamoci di ringraziarli.
Dobbiamo, con l'aiuto del Signore, superare il conflitto fra generazioni e le contestazioni giovanili. Possiamo fare tesoro delle esperienze dei nostri "padri" per usufruirne nella nostra generazione (Deut. 32:7; Prov. 13:1).

Onorare i nostri genitori significa rispettarli sempre e quando le loro vedute sono differenti, o "arretrate", non è corretto screditarli, disprezzandoli (Lev. 19:3; Col. 3:20).
Onorare i nostri genitori significa anche, prenderci cura di loro e provvedere alle loro esigenze nel tempo della canutezza, nel momento della malattia, della solitudine, della debolezza, del bisogno economico o pratico (I Tim. 5:8).

E ancora, per mantenere un rapporto onorevole con i nostri genitori dobbiamo coltivare e mantenere, nel tempo, i giusti contatti e la buona armonia. Nella vita familiare, gravi vicissitudini potrebbero ledere nel tempo i rapporti genitori-figli, ma è importante superare ogni difficoltà sacrificando, se necessario, il nostro orgoglio ed i nostri preconcetti.

Un giorno, forse molto prima di quanto immaginiamo, ci presenteremo davanti al tribunale di Dio, come ci scuseremo? (II Cor. 5:10).

4. CONCLUSIONE

Vi è una "garanzia di felicità" nell'osservanza di questo preciso comandamento (Deut. 5:16).

P.C.

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