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Il decalogo in relazione all'insegnamento del Nuovo Testamento
 

III Comandamento

"Non usare il nome dell'Eterno, che è l'Iddio tuo, invano; perché l'Eterno non terrà per innocente chi avrà usato il Suo nome invano" (Esodo 20:7)

Il terzo comandamento proclama la santità di Dio. Esso proibisce l'uso del nome di Dio per scopi vani, frivoli, indegni, falsi o malvagi. In genere il nome designa e rappresenta l'individuo, il suo carattere, le sue qualità e la sua personalità; analogamente il Nome di Dio rappresenta la Sua persona, la Sua natura e il Suo carattere. Siccome questo comandamento ha origine dalla natura di un Dio Santo, impone, a chi vuole servirLo, una condotta in armonia con la Sua santità, infatti è scritto: "...ma come Colui che vi ha chiamati è Santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta" (1 Piet. 1:15).

Il rapporto fra noi e Dio deve essere chiaro e corretto; l'uso del Nome e delle cose di Dio esprimono il tipo di relazione che abbiamo con Lui (1 Piet. 1:17). Questo perché non dobbiamo dimenticare che siamo dipendenti da Dio, come tali siamo polvere dinanzi a Lui, e pertanto dobbiamo a Lui tutta la nostra obbedienza e il nostro servizio, sottomettendoGli tutta la nostra volontà ed il nostro essere a costo di qualsiasi rinuncia.

1. L'ABUSO DEL NOME DI DIO

In generale, usare il Nome di Dio inopportunamente significa nominarLo al di fuori o senza quella giusta relazione con Lui (Luca 6:46).

· Gli Ebrei usavano espressioni tipo : "Come è vero che Dio mi vede...", "Vi affermo davanti a Dio...", "Giuro su Dio e sull'altare..." per aumentare loro credito, quindi giurare su Dio divenne man mano un'abitudine che non fu più considerata "valida ed attendibile", perché svuotata del suo vero valore. (Esodo 20:7)
La società odierna (religiosa) fa uso del Nome del Signore per rafforzare i propri ragionamenti, ciò è contraria alla volontà di Dio come lo conferma Gesù Cristo (Mat.5:34,35 ; Giac.5:12) si sentono frasi di questo genere: "Quanto è vero Iddio...", "Te lo giuro su Dio..." ecc... E' ingiusto nominare o fare appello a Dio per rafforzare o confermare i nostri ragionamenti. La credibilità di quanto affermiamo o di quello che siamo deve avere come base l'onestà, la sincerità, la correttezza, la coerenza e non l'imprecare il nome di Dio a sproposito o con superficialità.

Gesù ha condannata duramente questa pratica. Consideriamo quanto è scritto in Matteo 5:34-37:
"Ma io vi dico: Non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme perché è la città del gran Re. Non giurare neppure per il tuo capo, poiché tu non puoi fare un solo capello bianco o nero. Ma sia il vostro parlare: sì, sì; no, no; poiché il di più viene dal maligno".

Dio ci mette in guardia anche contro la menzogna. La verità vera è una misura che non può essere elastica. Essa non sopporta accomodamenti e non scende a compromessi. Non è possibile pertanto definirsi cristiani e vivere nell'ambiguità o dando una cattiva testimonianza. Così si esprime l'apostolo Paolo scrivendo a Timoteo: "...Il Signore conosce quelli che sono suoi... e: ritraggasi dall'iniquità chiunque nomina il nome del Signore" (2 Tim.2:19).

Possiamo includere in questo argomento ciò che riguarda anche l'irriverenza del pronunciare il Suo nome per scherzo o con leggerezza, raccontando battute, storie o spiritosaggini in cui vengono coinvolti il Signore, la Sua Parola o le cose spirituali.
E' ingiusto anche citare la Parola di Dio a sproposito o superficialmente, per affermare convinzioni personali o per sfoggio di cultura e di spiritualità. Più di una volta mi è capitato di sentir dire: "Come è scritto nella Bibbia: Aiutati, che Dio ti aiuta"; questa citazione, pur avendo il suo valore dal punto di vista umano per quanto riguarda il richiamo alla buona volontà, alla laboriosità, allo spirito "imprenditoriale" che spinge l'uomo all'essere attivo e non passivo, nondimeno, la Bibbia ci dice che il Signore è pronto ad aiutarci anche quando noi siamo senza forze, scoraggiati, travagliati, avviliti, delusi, ecc.... Spesso infatti troviamo frasi di questo genere: "Il Signore è il mio aiuto...; o: Colui che mi aiuta; oppure: Non temere Io t'aiuto" (Salmo 27:9; 40:17; 46:1; 54:4; 2 Cron.32:8; Isaia 41:13).

Inoltre, questo comandamento non consente di poter attribuire al Signore un messaggio o una rivelazione, senza che Egli l'abbia dato; ovvero parlare nel nome del Signore senza un Suo preciso ordine; né tantomeno dichiarare di "sentire" qualcosa da parte del Signore senza una chiara conferma da parte Sua (Ezech. 13:3; Ger. 23:28-31; Eccl. 5:2).

2. IL GIUSTO USO DEL NOME DI DIO

Innanzitutto bisogna considerare che il Suo Nome è santo e và santificato. Gesù, presentando quel meraviglioso modello di preghiera che è il "Padre nostro", disse: "...sia santificato il Tuo Nome..."; il santificare il Nome del Signore indica la posizione di un adoratore che prega il Suo Dio.

Dio deve essere santificato in noi mediante una sana condotta di fede e il Suo Nome sarà reso Santo, nel mondo, mediante le opere della salvezza, che mirano alla crescita del credente fino al poter raggiungere "...la statura perfetta di Cristo..." (Efes.4:13). Quando esclamiamo: "Alleluia!" o "Gloria a Dio!", facciamo in modo che queste parole escono realmente da un cuore sincero e puro, evitando ogni linguaggio irriverente.

Bisogna riconoscere che il Suo Nome è al di sopra di ogni altro nome ed è l'Unico potente a salvare ed a benedire l'uomo (Filip. 2:9-11; Atti 4:12). Inoltre Dio desidera che il Suo Nome sia invocato con tutto il cuore ed adorato in ogni tempo.
La promessa include tutti gli uomini in quanto "Egli è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che Lo invocano; poiché chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato" (Rom. 10:12-13).
Gesù è Colui che ha fatto conoscere agli uomini il Nome dell'Eterno. Nella preghiera sacerdotale Gesù si esprime in questo modo: "Io ho manifestato il Tuo Nome agli uomini..." (Giov.17:6); ancora nel Vangelo di Matteo troviamo queste parole: "Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce appieno il Figliolo, se non il Padre, e nessuno conosce appieno il Padre, se non il Figliolo e colui al quale il Figliolo avrà voluto rivelarLo" (11:27).

In questo senso:

- Gesù è divenuto l'Iddio con noi (Matt. 1:23);
- possiamo radunarci nel Suo Nome (Matt. 18:20);
- nel Nome di Gesù possiamo rivolgerci al Padre (Giov. 16:23,24);
- nel Suo Nome possiamo compiere opere potenti (Marco 16:17,18);
- nel Nome di Gesù dobbiamo fare qualunque cosa, "in parole o in opera, rendendo grazie a Dio Padre per mezzo di Lui" (Col.3:17).

I credenti sono chiamati a glorificare il Nome del Signore, a proclamarLo glorioso per tutta la terra. Iddio a Sua volta imprimerà su loro il Suo Nome per tutta l'eternità (2 Tess. 1:12; Salmo 8:1; Apoc. 3:12; 14:1).

Se non vogliamo vanificare il buon Nome del Signore dobbiamo amarLo, onorarLo, adorarLo, glorificarLo, servirLo, sia individualmente, sia quando ci incontriamo con altri credenti in comunità per celebrare le lodi al Suo Nome tutti insieme, sia nelle relazioni quotidiane, di ogni genere, con il mondo in cui viviamo, affinché possiamo essere di sana e buona testimonianza.

3. CONCLUSIONE

Possiamo concludere affermando che nella misura in cui saremo riusciti ad onorare il Nome di Dio, ci onoreremo gli uni gli altri, perché noi siamo il corpo di Cristo e membra d'Esso (Rom.12:5,10).

P.C.

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