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Il decalogo in relazione all'insegnamento del Nuovo Testamento
 

I Comandamento

"Io sono l'Eterno, l'Iddio tuo.... Non avere altri dii nel mio cospetto.... Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua e con tutta la mente tua" (Es.20:2,3; Matt.22: 37-38)

Sul monte Sinai, subito dopo l'esodo dall'Egitto, l'Eterno volle regolare il Suo rapporto con i figlioli d'Israele attraverso la Sua Legge. Tali insegnamenti, per noi, erano solo "ombra di futuri beni" in quanto Gesù Cristo è Colui che ha adempiuto la Legge di Mosè, ne ha elevato il contenuto dandoci la Sua Parola che, nella sua completezza ed interezza, è l'Unica regola di fede e di condotta che riconosciamo (Matt.5:17; 2 Tim.3: 16,17).
Facendo una breve analisi dei 10 Comandamenti che Dio diede a Mosè, notiamo che i primi quattro riguardano e regolano il rapporto tra l'uomo e Dio, gli altri sei invece disciplinano e sistemano il rapporto tra l'uomo ed il proprio simile. Questo ci fa comprendere che per poter vivere in armonia coi propri simili, l'uomo deve prima, necessariamente, sistemare il proprio rapporto con Dio (Tito 2:11,12).
Gesù sintetizza tutta la Legge in due comandamenti. Il primo, definito, il "gran comandamento" è: "Ama il Signor Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua e con tutta la mente tua!"; il secondo, simile ad esso è: "Ama il tuo prossimo come te stesso" (Matt.22:37-40).
Consideriamo ora i tre imperativi racchiusi nell'insieme di questo primo comandamento:

1. IO SONO L'ETERNO, L'IDDIO TUO....

Questa prima parte stabilisce chi Egli è. Ciò ci porta a prendere atto di qualcosa che è molto importante.

a) L'uomo è per natura "religioso", cioè legato al bisogno del soprannaturale.

- L'Ecclesiaste ci ricorda che "Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo; Egli ha perfino messo nei cuori (degli uomini) il pensiero dell'eternità, quantunque l'uomo non possa comprendere dal principio alla fine l'opera che Dio ha fatto" (3:10,11).
- Il Salmista Davide afferma: "Lo stolto ha detto nel suo cuore: Non c'è è Dio" (14:1; 53:1).
- Nell'epistola agli Ebrei è scritto: "... chi s'accosta a Dio deve credere ch'Egli è, e che è il rimuneratore di quelli che lo cercano" (11:6).

In questo primo comandamento la realtà e l'essenza di Dio sono affermate. Dio non lo si prova; lo si trova. Non lo si spiega; è sperimentato da tutti coloro che lo cercano con tutto il loro cuore, attraverso la fede in Gesù Cristo e nella Sua Parola.

Il famoso scrittore e filosofo francese, Voltaire, in un momento particolare della sua vita scrisse: "Tutto annuncia l'esistenza eterna di un Dio, non possiamo comprenderlo, non possiamo ignorarlo. La voce dell'universo attesta la Sua presenza e la voce dei nostri cuori afferma che bisogna adorarLo!".

L'ateo, in senso assoluto, non esiste: è possibile dimenticare Dio, soffocare la Sua voce, negarLo stoltamente ma non è possibile cancellarLo o escluderLo dal cuore. Così chiunque tu sia, che tu lo voglia o no, ti trovi personalmente di fronte a questa realtà; Dio si presenta a te e ti dice: "Io Sono l'Eterno il Tuo Dio!".

b) L'uomo cerca invano di respingere l'idea del "giudizio di Dio".

Ignorare Dio, voltarGli le spalle, significa rifiutare il Suo grande amore, il perdono dei propri peccati e quindi la salvezza della propria anima.
Fuori dell'Eterno non v'è pace e prosperità ma solo rovina e morte. In Lui v'è vita e benedizione perché Egli ci ama veramente.

Mosè, anni dopo, ricordò al popolo d'Israele: "Se avvenga che tu dimentichi il Tuo Dio, l'Eterno, e vada dietro ad altri dèi e li serva e ti prostri davanti a loro, io vi dichiaro quest'oggi solennemente che certo perirete" (Deut.8:19).

Giovanni, l'evangelista, afferma che: "Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il Suo Unigenito Figliolo, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna.....
Chi crede in Lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato....." (Giov.3:16,18).

c) L'unicità e l'immutabilità di Dio viene stabilita.

L'apostolo Paolo, nella città di Atene, ripeté: "L'Iddio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi fatti d'opera di mano....come se avesse bisogno di qualche cosa; Egli che dà a tutti la vita, il fiato ed ogni cosa" (Atti 17:24,25).

Egli solo è Dio, non è da riconoscerne alcun altro. Egli è l'Eterno, Colui che rivelando il nome della Sua essenza disse a Mosè: "Io Sono quegli che sono" (Esodo 3:14). Egli solo è degno di essere servito, onorato ed adorato.

Nel Nuovo Testamento Dio si è rivelato pienamente in Cristo Gesù, il Suo diletto Figliolo. Per tre volte Dio testimonia, con il suo parlare dal cielo, la legittimità e l'autorità di Cristo: il giorno del suo battesimo, al Giordano (Matt.3:17); sul monte della trasfigurazione (Matt.17:5); a Gerusalemme, dopo aver rivelato ufficialmente lo scopo della Sua missione (Giov.12:28).

A questo punto nasce spontanea qualche domanda: stando così le cose, che cosa bisogna fare per obbedire a questo primo comandamento? Che cosa bisogna fare per non trascurarlo e non incorrere nel Suo giudizio? La risposta è negli altri due imperativi.

2. NON AVERE ALTRI DII NEL MIO COSPETTO...

Questa seconda parte indica cosa proibisce il primo comandamento.

a) Innanzi tutto presenta il monoteismo, escludendo il politeismo

Gesù disse: "Nessuno può servire a due padroni; perché o odierà l'uno ed amerà l'altro, o si atterrà all'uno e sprezzerà l'altro. Voi non potete servire a Dio ed a Mammona (dio della ricchezza)" (Matt.6:24). Falsi dei offrono false gioie, speranze illusorie. Ubbidire a questo comandamento non è facoltativo. Se l'Eterno, il mio Dio, m'ingiunge di non avere altri dii all'infuori di Lui è perché Egli è l'Unico Vero Dio (Isaia 43:11-13).

b) Dichiara che nulla deve occupare il posto di Dio nei nostri cuori

Ricchezza, fama, piacere, potere, sapere, ideali e ideologie varie, possono rappresentare false divinità a cui l'uomo non deve piegarsi, se queste Lo escludono o Lo compromettono. L'apostolo Paolo, scrivendo ai credenti di Filippi, piangendo, afferma: "...molti camminano da nemici della croce di Cristo; la fine dei quali è la perdizione, il cui dio è il ventre, e la cui gloria è in quel che torna a loro vergogna; gente che ha l'animo alle cose della terra" (3:19-20).

c) Attesta che l'uomo, anche il più potente, non è Dio e deve piegarsi davanti a Lui

L'apostolo Paolo, parlando di Gesù Cristo, afferma che "Dio lo ha sovranamente innalzato, .... e che nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore....." (Fil.2:9-11).

d) Ci avverte che Satana cerca di imitare Dio, ma non è Dio (2 Cor.4:3-4; 2 Tess.2:4)

Gesù stesso fu tentato da Satana in cambio di gloria e piaceri terreni, ma Egli scelse l'ubbidienza al Padre e l'ignominiosa morte in croce. In questo modo però Egli vinse il diavolo (Mat. 4:8-10; Fil.2:5-11; Col.2:15).
La grande diffusione del Satanismo oggigiorno rivela che Satana sta facendo il suo ultimo sforzo prima del ritorno in gloria di Gesù Cristo sulla terra a stabilire il suo regno. Satana allora verrà legato per mille anni, perché non seduca più le nazioni (Apoc.19:11-21).
Chi non accetta Gesù Cristo come suo Unico Signore e personale Salvatore rimane in balìa di Satana e un giorno finirà nei tormenti eterni dello stagno di fuoco (Apoc.20:11-15).
Accetta ora Gesù nel tuo cuore, riconosciLo in tutte le tue vie, prima che sia troppo tardi.

3. AMA IL SIGNORE IDDIO TUO CON TUTTO..... (Matt. 22:37)

Questo verso è una citazione di Deuteronomio 6:5. Con queste parole, l'intero essere dell'uomo viene coinvolto nel rapporto con il Signore, rapporto che deve essere pieno e totale.
Gesù riafferma che l'ubbidienza verso Dio nell'osservanza dei Suoi comandamenti ha un suo punto di partenza: "Amare Dio". Questi è il comandamento che include e abbraccia tutti gli altri, infatti tutti i doveri dell'uomo sono compresi in queste parole. Colui che ama Dio sinceramente sarà ubbidiente e sottomesso alla Sua volontà.

L'amore verso Dio non viene imposto: se venisse imposto sarebbe un controsenso, non sarebbe più amore. Questo amore è la conseguenza della "nuova nascita"; infatti con la trasformazione della natura dell'uomo si ha questo evento meraviglioso: l'uomo diviene capace di amare Dio.
L'apostolo Paolo esprime la stessa verità quando afferma: "L'amore.... è l'adempimento della legge" (Rom.13:10).
Qualcuno ha sintetizzato l'intensità dell'amore richiesto da Gesù "nel primo e grande comandamento" attraverso quattro caratteristiche:

- Semplicità, al punto che anche un bambino può comprenderlo;
- Brevità, al punto che ognuno può ricordarlo;
- Comprensività, al punto che può essere applicato ad ogni situazione della vita quotidiana;
- Immutabilità, al punto che la carità è l'unica virtù cristiana che permane in eterno.

Seguendo le parole di Gesù in maniera schematica, possiamo scoprire in che modo Dio richiede il nostro amore:

a) "Con tutto il cuore"

Il cuore rappresenta la natura effettiva dell'uomo, il centro della sua personalità, del suo stesso essere: "...col cuore si crede per ottenere giustizia" (Rom.10:10); ed ancora: "...dal cuore provengono i pensieri malvagi" (Matt. 15:19).

b) "Con tutta l'anima"

E' la parte della personalità umana che è sede di sentimenti, affetti e passioni: "...ad astenervi dalle concupiscenze che guerreggiano contro l'anima" (1 Pietro 2:11); talvolta la Scrittura usa questo termine comprendendo anche lo spirito: "...colui che può far perire l'anima e il corpo nella geenna" (Matt. 10:28).

c) "Con tutta la mente"

E' l'intelletto e la ragione, la coscienza stessa dell'uomo.
Abbiamo considerato che questo primo comandamento invita l'uomo e soprattutto il credente ad una scelta e ad un impegno. Successivamente a Mosè, un altro condottiero d'Israele, Giosuè, dovette ribadire: "Scegliete oggi a chi volete servire.. Quanto a me e alla mia casa serviremo l'Eterno" (Giosuè 24:15). Gesù, un giorno affermò: "Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno ed amerà l'altro, o si atterrà all'uno e sprezzerà l'altro" (Matt. 6:24).

4. CONCLUSIONE

Concludiamo dicendo che per compiacere solo a Dio occorre riconoscere che Egli solo è degno della nostra adorazione, della nostra devozione, della nostra ubbidienza e di tutto il nostro amore.


P.C.

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