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PARTE TERZA
4. La decima cristiana è il minimo che il Signore si
attende dai suoi figli.
Un servitore di Dio ha potuto
dire dopo cinquant’anni di lavoro: “Io non ho mai
incontrato un uomo avaro verso Dio che abbia ricevuto
dei doni spirituali”
Il cristiano amministratore dei
beni affidatagli da Dio, deve considerare che i suoi
comportamenti, le sue singole azioni sono sempre svolte
nel cospetto di Dio ed evitare, perciò, ogni spesa che
non sia gradita a lui. Cristo ha detto del suo popolo:
“io non sono più nel mondo ma essi sono nel mondo” (Giov.
17:11). I figli di Dio devono dunque utilizzare il loro
denaro seguendo dei principi che non sono terreni; è la
Spirito di Dio che indica loro l’uso che devono farne.
Cosa ordina lo Spirito di Dio? “Cercate il regno e la
giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in
più” (Matt. 6:33). Impieghiamo prima di tutto il denaro
per ciò che deve durare eternamente, per ciò che è
gradito a Dio. Così, il nostro denaro, che appartiene al
Signore, deve essere impiegato innanzi tutto per la
propagazione dell’Evangelo.
Questa è buona amministrazione!
Quanto al denaro che il cristiano è obbligato a spendere
per sé, per le esigenze della vita quotidiana, in tutti
gli aspetti che essa prevede, prima d’impegnarsi a
soddisfare tutte le possibili esigenze, che peraltro non
hanno tutte la stessa priorità, no deve forse chiedere
saggezza a Dio e dipendere sempre dalla Sua volontà?
Sembra forse eccessivo suggerire una tale attitudine
ma,dopo aver ben riflettuto, risulterà tutto più
naturale. Quale padrone amerebbe che l’amministratore
della sua impresa spendesse i fondi che gli sono
affidati senza prima consultarlo? Ebbene il nostro
padrone è Dio; Egli che ci ha affidato il denaro che
utilizziamo; è dunque normale che chiediamo il suo
parere prima di spenderlo. In questo modo scopriremo che
c’è un modo cristiano di utilizzare il proprio denaro,
che diviene un mezzo di benedizione per chi ha l’onore
di amministrarlo. Tutti noi, infatti, siamo chiamati a
tale responsabilità: “Gesù diceva ancora ai suoi
discepoli: Un uomo ricco aveva un fattore, il quale fu
accusato davanti a lui di sperperare i suoi beni. Egli
lo chiamò e disse: Che cos’è questo che sento dire di
te? Rendi conto della tua amministrazione, perché tu non
puoi più essere mio fattore” (Luca 16:1, 2).
La decima cristiana consiste nel
dieci per cento del nostro salario o dei nostri redditi.
A questo proposito studiamo più da vicino il brano di
Genesi 14, versetto 17, al capitolo 15, versetto 1. la
decima è citata qui per la rima volta. È da notare che
l’episodio si verificò quattro secoli prima che la legge
fosse promulgata, in un’ epoca in cui Dio trattava con
Abramo per mezzo della fede, come d’altronde avviene
ancora oggi, per questo motivo noi credenti siamo la
prosperità di quest’uomo di fede: “Così anche Abramo
credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come
giustizia. Riconoscete dunque che questi hanno fede sono
figli di Abramo” (Gal 3:6,7).
Abramo aveva inseguito
Chedorlaomer, ripreso tutti i beni di Sodomia, poi era
ritornato fino in Salem, vale a dire a Gerusalemme. Là
aveva incontrato due personaggi rappresentativi ,
Melchisedec, re di Salem e sacerdote dell’Iddio
altissimo,e il re di Sodomia, rappresentante di questo
mondo e della sua colpevole indulgenza nei confronti del
peccato. Melchisedec il re-sacerdote, è, secondo Ebrei
capitolo 7, un tipo di Cristo nella sua resurrezione.
Egli offre ad Abramo del pane e del vino, simbolo del
sacrificio di Gesù sulla croce, e gli dichiara che Dio
gli ha accordato la vittoria. Abramo perciò è spinto a
riconoscere il suo debito verso Dio ad offrirgli la
decima del bottino.
Giobbe, il nipote d’Abramo,
quando cercava di sfuggire alla collera di Esaù suo
fratello, espresse la seguente promessa: “Giacobbe fece
un voto, dicendo: Se Dio è come , se mi protegge durante
questo viaggio che sto facendo, se mi dà pane da
mangiare e vesti da coprirmi, e se ritorno sano e salvo
dalla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio e
questa pietra, che ho eretta come monumento,sarà la casa
di Dio; di tutto quello che tu mi darai, io certamente
io certamente ti darò la decima” (Gen 28:20-22).
Possiamo dedurre che la decima
era una pratica ricorrente nella famiglia di Abramo.
Giacobbe ha formulato questa promessa perché aveva visto
suo padre e suo nonno pagare fedelmente la decima. Tale
è origine della decima! Quindi, non offriamo a Dio
perché egli poi diventi nostro debitore in conseguenza
della nostra liberalità, ma secondo la Scrittura
riconosciamo semplicemente che dobbiamo a Lui “dieci
decimi che possediamo”. In altre parole, pagare la
decima è modo biblico di dire “grazie” a Dio per tutto
ciò che egli ci ha donato. In questa maniera
riconosciamo che egli è El-Elyon, l’Iddio Altissimo,
padrone dei cieli e della terra, il dispensatore di
tutte le benedizioni spirituali e materiali.
Supponiamo che io offra una
scatola di cioccolata ad una bambina di cinque o sei
anni. Subito dopo la bambina sparisce con la scatola e
ritorna poco dopo con le labbra e le dita coperte di
cioccolata.
In un’altra famiglia invece, la
scatola viene aperta subito e la piccola fanciulla me la
presenta spontaneamente dicendomi: “Io offro prima a te
i miei cioccolatini”. “Ma no”, risponderò io, “sono
tuoi” . Sì, dirà la bambina, ma sei tu che me li hai
dati e desidererei che ti servissi per primo”. Allora
gustando un cioccolatino dirò “grazie” alla fanciulla.
Quale di queste due bambine avrà rallegrato il mio cuore
e a quale delle due sarò disposto a regalare un’altra
scatola di cioccolatini?
Abbiamo notato che Melchisedec
era nello stesso tempo re e sacerdote. In quanto re egli
ha accettato la decima perché aveva diritto a tutti i
beni, poi quanto sacerdote l’ha accettata come tributo
di riconoscenza verso Dio.
In seguito appare il re di
Sodomia: “Melchisedec, re di Salem, fece portare il pane
e il vino. Egli era sacerdote del Dio altissimo. Egli
benedisse Abramo, dicendo: BENEDETTO SIA Abramo dal Dio
altissimo, che t’ha dato in mano i tuo nemici!. E Abramo
gli diede la decima di ogni cosa. Il re di Sodomia disse
ad Abramo: dammi la persone; i beni prendili per te. Ma
Abramo rispose al re di Sodomia: Ho alzato la mia mano
al Signore, il Dio altissimo, padrone dei cieli e della
terra, giurando che non avrei preso neppure un filo, né
un laccio di sandalo, di tutto ciò che ti appartiene;
perché tu abbia a dire: Io ho arricchito A bramo” (Gen
14:18-23).
Vediamo ciò che accade così come
è narrato in Genesi capitolo 15, versetto 1: “Dopo
questi avvertimenti, l’Eterno apparve ad Abramo e gli
disse: Io sono la tua grandissima ricompensa” (versione
inglese e versione derby). “Tu hai accettato i simboli
del sacrificio, ma ti sei distolto dalla tentazione del
re di Sodomia e offrendo la decima hai riconosciuto che
da me soltanto proviene tutta la benedizione. Il mio
piacere è dunque quello di offrire me stesso a te (come,
n.d. r.) grandissima ricompensa”. È lo stesso pensiero
espresso dal Signore in Luca 16, versetto 11: “ Se
dunque non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste,
chi affiderà quelle vere?”.
In altri termini, se non siamo
fedeli in ciò che concerne il denaro, Dio non potrà
affidarci i doni spirituali e alcuna responsabilità nel
servizio cristiano.
Un servitore di Dio ha potuto
dire dopo cinquant’anni di lavoro: “Io nonho mai
incontrato un uomo avaro verso Dio che abbia ricevuto
dei doni spirituali”. Malachia 3 versetto 10, esprime lo
stesso pensiero: “Portate tutte le decime alla casa del
tesoro, perché ci sia cibo nella mia casa; poi mettetemi
alla prova in questo, dice il Signore degli eserciti;
vedrete se io non vi aprirò le cateratte del cielo e no
vi riverserò su di voi tanta benedizione che non vi sia
più dove riporla”. E il versetto 11 parla di benedizioni
materiali in supplemento.
Tutti i comandamenti dell’Eterno
al tempo della legge ci danno degli insegnamenti: “Ora,
queste cose avvennero loro per servire da esempio e sono
state scritte per ammonire noi, che ci troviamo nella
fase conclusiva delle epoche” (I Cor 10:11).
In Esodo 23, versetto 19, le
primizie dei frutti della terra dovevano essere portate
alla casa dell’Eterno. Non è dunque ciò che ci resta in
tasca una volta che il salumiere, il macellaio, il
proprietario di casa sono stati pagati, che deve essere
offerto a Dio, ma la parte di Dio deve essere prelevata
per prima. Il fatto stesso di mettere da parte prima di
tutto per il Signore una porzione del nostro salario o
dei nostri redditi attribuisce a questa azione un valore
molto più elevato, poiché, in realtà, diviene una
tradizione segreta tra noi e Dio stesso. Poi, è sempre
utile chiedere a Dio la sua guida per quanto riguarda
l’impiego di questo denaro.
Se la decima non fosse messa da
parte in anticipo, saremmo tentati di dare soltanto
quando se ne presenta un bisogno.
. Continua >>
(Da Cristiani Oggi
Testi originali edito da : "Association Viens et Vois")
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