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La Decima e Le Offerte
 
PARTE SECONDA

3.     Come deve usare il suo denaro un cristiano?

Il mondo è affascinato dalle ricchezze, e Cristo esamina l’uomo e ciò che lo spinge ad agire

1)   Il cristiano, oggetto della di Dio che lo ha cercato e salvato gratuitamente per i meriti del suo Unigenito Figlio, mette tutto ai piedi del suo Salvatore: la sua vita, il suo tempo, le sue ricchezze, per divenire “operaio nel campo del Signore”. Egli scopre il senso stesso della vita cristiana e la potenza dello Spirito Santo per mezzo dell’opera redentrice di Cristo. Questo è in sintesi ciò che Dio ha compiuto per i Suoi figli e ciò che Egli continua ancora a fare. Il significato stesso della nostra vita è cambiato: essa diviene una testimonianza dell’opera del Salvatore, che ci ha vivificati; Egli è il nostro Signore e ci dona il privilegio di essere “operai con lui nella sua vigna”.

L’intera vita del cristiano è dunque nelle mani di Dio, come quella di Cristo che è venuto per adempiere la volontà del Padre. Così la vita cristiana consacrata al Signore diventa,secondo la parola di Gesù, un fiume di acqua viva che scorre della sua sorgente, figura dello Spirito Santo presente in noi. Il cristiano, perciò, deve considerare che quanto possiede è interamente sotto la dipendenza di Dio, al punto da far proprie le parole del salmista: “Al Signore appartiene la terra e tutto ciò che è in essa, il mondo e i suoi abitanti” (Salmo 24:1). “Poiché chi sono io, e chi è il mio popolo, che siamo in grado di offrirti volenterosamente così tanto? Poiché tutto viene da te,; e noi ti abbiamo dato quello che dalla tua mano abbiamo ricevuto” (I Cron. 29:14). “Guardati dunque dal dire in cuor tuo: La mia forza e la potenza della mia mano mi hanno procurato queste ricchezze”. “Ricordati del Signore tuo Dio, poiché egli ti dà la forza per procurarti le ricchezze, per confermare, come fa oggi, il patto  che giurò ai tuoi padri” ( Deut. 8:17,18). “Mio è l’argento e mio è l’oro,dice il Signore degli eserciti” (Aggeo 2:8).

2)   Persuaso che quanto possiede appartiene a Dio, poiché tutto viene da lui, il cristiano si considera amministratore dei beni affidatigli dal Signore: dovrà quindi rendere conto della sua amministrazione. E non soltanto il cristiano ritiene che quanto possiede appartiene a Dio, ma che i beni di cui dispone, li detiene per volontà del Signore.

È Dio che gli ha permesso di possedere qualcosa, è Dio che l’ha aiutato ad accumulare ciò che ha messo da parte. E allora egli si sente responsabile di ciò che il padre gli ha affidato: la sua vita, il suo tempo, il suo denaro. Di tutto ciò, egli non è più padrone, è Dio il vero padrone e un giorno egli dovrà rendere conto al suo padrone dell’impegno che ne ha fatto: “Cosa ne hai fatto della vita che ti ho donato? Il tempo l’hai impiegato al mio servizio? E il denaro che ti ho permesso di guadagnare, come l’hai speso?”.

Questa è la domanda che un giorno il Signore ci volgerà. Dovremo rendere conto della gestione della nostra vita spirituale e dei nostri beni materiali.

Dalla parabola di Luca capitolo 16, dove si parla dell’amministrazione dei beni in amministrazione, impariamo come Dio vegli sul modo in cui impieghiamo i beni terreni, prima che ci vengano affidate le vere ricchezze: se non siamo fedeli nelle cose minime, quelle terrene, come potrà egli affidarci quelle eterne, i misteri del cielo? Essendo fedeli oggi all’impiego saggio dei beni che egli mette nelle nostre mani, un giorno egli ce ne affiderà di maggiori: “Se dunque non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste chi vi affiderà quelle vere?” (Luca 16:11).

Ora, il giusto impiego di questi beni terreni favorisce la giusta disposizione del credente a ricevere le benedizioni spirituali e produce il ringraziamento a Dio, come indicato in II Corinzi capitolo 9, versetti 10 e 11: “Colui che fornisce al seminatore la semenza e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra e accrescerà i frutti della vostra giustizia. Così, arricchiti  in ogni cosa, potrete esercitare una larga generosità, la quale produrrà rendimento di grazie a Dio per mezzo di noi: “Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!”(v 15).

Non sono i doni dei corinzi che importano, la sola cosa importante e che Cristo abita nel loro cuore,tutto il resto viene di conseguenza. La Sacra Scrittura c’insegna che vi sono dei grandi pericoli da tenere in considerazione: “Infatti l’amore del denaro è radice di ogni specie di  mali; e alcuni che vi sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori” (I Tim. 6:10). “E Gesù disse ai suoi discepoli: Io vi dico in verità che difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli” (Mat 19:23);e ancora; allo stesso modo: “A voi ora, o ricchi! Piangete e urlate per le calamità che stanno pervenirvi addosso! Le vostre ricchezze sono marcite e le vostre vesti sono tarlate. Il vostro oro e il vostro argento sono arrugginiti, e la loro ruggine sarà una testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco.

Avete accumulato tesori negli ultimi giorni. Ecco, il salario da voi frodato ai lavori che hanno mietuto i vostri campi, grida; e le grida di quelli di quelli che hanno mietuto sono giunte agli orecchie del Signore degli eserciti” (Giac 5:1-4).La Bibbia definisce il ricco come colui che non avverte il bisogno del soccorso di Dio. Non basta immaginare di avere bisogno di aiuto, neanche è sufficiente desiderarlo . colui che è soddisfatto umanamente, che confida nella forza umana, non avverte la necessità di ricorrere a Dio. Poiché il desiderio che egli può averne, non è altro che un supplemento di sicurezza.La falsa saggezza dell’uomo afferma: “Aiutati che il cielo ti aiuta” , ma la Sacra Scrittura risponde: “Credi solamente”.

Quando l’uomo cerca di liberarsi dai problemi da solo, rifiuta di fatto l’aiuto del Signore, anche se ricerca Dio per consuetudine nei momenti di dubbio; il Signore, però, non risponde. Dobbiamo scegliere di servire Dio o Mammona, non c’è modo per porli sullo stesso piano. Se si desidera Mammona, ciò vuol dire che non si avverte il sincero bisogno di Dio. Non è solamente nel mondo che l’uomo è giudicato secondo le sue ricchezze, ma anche nel regno dei cieli, anche se secondo un criterio diverso. Il mondo si domanda: “Quanto possiede un uomo?” . Cristo chiede: “Che uso ha fatto l’uomo di ciò che ha?” .

Il mondo considera l’accumulo del denaro, il Signore invece valuta l’offerta. E quando un uomo dona, il mondo si domanda: “Quanto ha donato?”. Cristo, invece, si pone l’interrogativo: “Come ha donato?”.Il mondo è affascinato dalle ricchezze, e Cristo esamina l’uomo e ciò che lo spinge ad agire. Consideriamo il racconto della povera vedova: “Venuta una povera vedova, vi mise due spiccioli che fanno un quarto di soldo. Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: “In verità vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri: poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere”(Marco 12:42, 43).

Parecchi ricchi offrivano molto, ma ciò proveniva dal loro superfluo. Non c’era alcun sacrificio reale, la loro vita era tanto confortevole quanto lo era prima, perciò offrire non costava loro nulla. Il loro gesto non testimoniava alcun vero amore verso Dio, faceva parte di una religione comoda tradizionale. La vedova vi gettava invece una monetina, cioè del suo necessario. Aveva offerto tutto ciò che possedeva, tutto quanto le restava per vivere. Aveva donato tutto al Signore, senza riserva, senza lasciare nulla per sé. Quale differenza tra il nostro modo di vivere e quello di Cristo! Noi ci domandiamo quanto dona un uomo, Cristo considera quanto egli considerava per sé. Noi vediamo il dono, Gesù domanda se il dono rappresenta un sacrificio, un segno autentico dell’amore.

La vedova non aveva conservato nulla per se stessa, aveva donato tutto: il dono acquistò il cuore di Gesù, poiché era nello spirito del dono di se stesso, il quale, ricco, si è fatto povero, per la nostra salvezza. Nello stesso pensiero, la decima, il minimo dovuto al Signore per permettere la progressione dell’opera di Dio, per alcuni può essere un reale sacrificio e per altri semplicemente il dono del loro superfluo. Prendiamo per esempio due famiglie dagli impegni familiari identici. La prima ha reddito mensile di 1.000 euro. Se dona la decima sarà un reale sacrificio. Se la seconda famiglia ha un reddito mensile dieci volte superiore, 10.000 euro dopo aver pagato la decima, le resteranno 9000 euro, cioè dieci volte di più rispetto alla prima. Per quest’ultima la decima non rappresenterà alcun disturbo e non sarà un vero sacrificio.

Da questa famiglia, dell’israelita nell’abbondanza, il Signore attende qualcosa di più rispetto alla decima, dei sacrifici di azioni di grazie, degli olocausti, ecc. Oltre alla decima, l’adoratore dell’Eterno portava al Tempio numerosi animali per i sacrifici, i primi nati del suo gregge, della farina, dell’olio, dell’incenso, del vino, le primizie dei suoi raccolti, tutto in segno di riconoscenza e di consacrazione a Dio (cfr. Lev 2; 23:10-14; 7:11-17).

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(Da Cristiani Oggi
Testi originali edito da : "Association Viens et Vois"

 

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