|
Gesù Cristo disse: "Ecco,
Io sto alla porta e picchio: se uno ode la mia voce
ed apre la porta, Io entrerò e cenerò
con lui ed egli con Me." (Apocalisse 3:20)
La maggior parte degli studiosi evangelici
della Bibbia considerano questo verso come l'immagine
dell'attitudine e della posizione di Gesù Cristo
in relazione al cristianesimo di questa "ultima
ora", del periodo contraddistinto dalla chiesa
di Laodicea. Si ritiene generalmente che sta ad indicare
il declino dalla grazia, l'apostasia del cristianesimo
moderno, dato che Gesù Cristo rivolge queste
parole nella lettera all'ultima delle sette chiese riportate
in Apocalisse capitoli 2 e 3, vale a dire a Laodicea.
Alcuni considerano queste sette chiese come riferimenti
profetici a sette successivi periodi della storia del
cristianesimo, iniziando dal primo secolo dopo Cristo,
con la Chiesa dell'era apostolica e immediatamente post-
apostolica, rappresentata da Efeso, per concludere con
il nauseante "Io ti vomiterò dalla mia bocca",
degenerato cristianesimo di questo secolo, con Laodicea.
All'inizio dell'era cristiana, Gesù Cristo è
raffigurato mentre si trova "in mezzo" alla
Sua Chiesa (Apocalisse 2:1), al centro, nel cuore stesso
del Suo Corpo. Per confronti, oggi, alla fine dell'era
cristiana, avendo le termiti dell'apostasia e del modernismo,
minato e causato la caduta delle strutture ecclesiastiche
("Tu sei infelice fra tutti, e miserabile e povero
e cieco e nudo"), Gesù Cristo è invece
rappresentato come relegato fuori della porta, fuori
della chiesa che si fregia del Suo nome. Si trova alla
porta, come straniero, che supplica, che picchia "alla
porta" del cristianesimo moderno, chiedendo di
essere ammesso.
Ciò ci riporta alla mente la stessa ammonizione
di Gesù che, alla "fine dell'età
presente" e immediatamente prima del Suo ritorno,
"la carità dei più si raffredderà"
(Matteo 24:3, 12). Il divino maestro avvertì
ancora i suoi dicendo: Quando il Figliuol dell'uomo
verrà, troverà Egli la fede sulla terra?"
(Luca 18:8). Ancora, l'apostolo Paolo annuncia l'apostasia
che avrebbe distinto questa era, quando lo spirito dell'anticristo
sarebbe già stato all'opera ( II Tessalonicesi
2:3).
Il testo che abbiamo davanti insegna chiaramente che
la salvezza non ha a che fare con l'essere membro di
una chiesa, ma piuttosto consiste in una individuale
e personale decisione di accettare Cristo Gesù
come Salvatore: "Se uno ode la Mia voce ed apre
la porta, Io entrerò da lui e cenerò con
lui ed egli meco".
E' da notare l'enfasi posta proprio sul pronome personale.
La salvezza è qualcosa di personale - dal divino
Salvatore al credente, che deve riceverLo nel cuore.
Nessuna chiesa può mai salvare l'umanità,
che sia la lodata Efeso o la degenerata Laodicea. Gesù
Cristo salva individualmente e personalmente. Per mezzo
dello Spirito Santo veniamo poi "aggiunti"
(Atti 2:47) al Corpo di Cristo, che rappresenta la vera
Chiesa (I Corinzi 12:13; Efesini 5:30-32 ). Consideriamo
ora l'espressione "alla porta" e applichiamola
con tre significati diversi.
L'offerta per il peccato alla porta
(Genesi 4:7)
Una versione inglese della Bibbia, la
King James, così traduce Genesi 4:7: "Il
peccato giace alla porta" (parole rivolte al ribelle
Caino). Alcuni studiosi affermano che i termini peccato
e offerta per il peccato traducono una stessa parola
ebraica. Perciò molti interpretano questo versetto
nella maniera seguente: "Se tu (Caino) non agisci
rettamente (cioè se la tua offerta non è
accettevole a Dio), un'offerta per il peccato giace
alla porta". Un "primogenito del gregge"
simile a quelli offerti da Abele (Genesi 4:4; Ebrei
11:4) si trova proprio fuori della porta! Una simile
offerta vicaria era a portata di mano del credente e
ubbidiente Abrahamo sul monte Moriah (Genesi 22: 13):
"E Abrahamo andò, prese il montone, e l'offerse
in olocausto invece del suo figliuolo". L'uno moriva
per l'altro! Un'offerta vicaria, sostitutiva! "Cristo
è morto per i nostri peccati" (I Corinzi
15:3). Egli "mi ha amato, e ha dato se stesso per
me" (Galati 2:20).
Il Signore Gesù Cristo che è alla porta
del cuore del ribelle Caino, invitandolo ad appropriarsi
del sacrificio vicario che si trova "alla porta",
è un meraviglioso esempio del significato di
Isaia 1:18: "Venite, e discutiamo assieme, dice
l'Eterno": Caino rifiutò il sacrificio cruento,
come fanno i suoi discendenti, i fautori del formalismo
religioso moderno (cfr. Giuda 11). Il rifiuto della
salvezza per mezzo dell'offerta vicaria attirò
su Caino il giudizio di Dio.
Una simile attitudine ha avuto ed avrà sempre
come conseguenza il giudizio di Dio (Ebrei 10:26-29).Questo
nostro ventesimo secolo ha prodotto una falsa religione
intrisa di disprezzo per la divina legge dell'espiazione
per mezzo del sangue. Qualcuno ha detto: "Apri
la Bibbia dove vuoi, e vedrai che essa sanguina".
Il grido dello scrittore dell'epistola agli Ebrei è:
"Senza spargimento di sangue non c'è remissione"
(9:22).
Che cosa comporta il disprezzo della divina legge della
sostituzione vicaria? Ha prodotto un'era di illegalità,
molto simile ai giorni di Noè (Genesi 6:5-12;
Matteo 24:37-42).Oltre cinquanta milioni di persone,
tra militari e civili, hanno perduto la vita nelle guerre
consumatesi nel corso di questo secolo. Gli eredi di
Caino, disdegnando la possibilità di ottenere
la vita e la salvezza per mezzo del sangue dell'Agnello
di Dio, stanno correndo sempre più velocemente
verso il torrente del sangue fratricida.
Il Salvatore alla porta (Apocalisse
3:20)
All'inizio di queste brevi considerazioni
abbiamo fornito l'applicazione escatologica del significato
di Apocalisse 3:20. Vi è, però, un sublime,
personale, evangelistico riferimento: Gesù Cristo
è alla porta del cuore di ogni individuo (notare
le espressioni "se uno", "con lui"
ed "egli meco").
Osserviamo Gesù Cristo mentre si trova alla porta
del cuore della samaritana (Giovanni 4:1-42) - un altro
meraviglioso esempio di Isaia 1:18. Notiamo anche l'appello
individuale e personale di Giovanni 4:14: "Io gli
darò", "diventerà in lui".
I risultati li conosciamo. Sebbene "i peccati"
della donna fossero come "scarlatto", divennero
"bianchi come la neve"; e per mezzo di lei
molti altri furono condotti a Gesù (vv. 39-41).
Il divino giudice alla porta (Giacomo
5:9)
"Ecco, il giudice è
alla porta". L'intero brano di Giacomo 5:1-9 si
riferisce all'imminente fine dell'età presente".
Raffigura la lotta che si scatenerà tra ricchi
e poveri, con i lussi dovuti ai profitti esorbitanti
che caratterizzano già la nostra epoca. Notiamo
i "segni della fine" in questi versi biblici:
1) la crisi economica (v.1); 2) la concentrazione dei
tesori terreni (v.3); 3)la crisi dovuta alle guerre
(v.5).
Esiste ancora una risposta in questa età molto
travagliata? Sì, la soluzione si può trovare
nella persona e nell'opera di Gesù Cristo il
Salvatore.
"Il giudice è alla porta", Colui che
metterà fine con giustizia ad ogni conflitto,
ad ogni disputa di qualsiasi natura. "Il giudice
di tutta la terra non farà Egli giustizia?"
(Genesi 18:25). Notiamo l'esortazione di Giacomo: "Siate
pazienti;
rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta
del Signore è vicina" (5-8). Colui che sta
per tornare come giudice, per porre fine ad ogni contrasto,
"giace" oggi "alla porta" di ogni
essere umano e continua a picchiare. Vuole entrare e
dimorare nel cuore dell'uomo per risolvere ogni conflitto,
per sedare ogni ribellione, per appianare ogni contrasto.
Colui che sta per tornare come giudice, oggi è
ancora " alla porta" come Salvatore!
adattato da P.E.
 |
torna all'indice Sermone
della settimana
Vuoi saperne di più ?
ktc@evangelo-oggi.org
|