Chi siamo
Attualitą
Meditazioni
Giovani per giovani
Per noi ragazzi
Notiziario
Studi biblici
Scienza & Bibbia
Sermone della settimana
Recensioni
Agenda
Indirizzi
Vita vissuta

 

 
 
 
La preghiera di Gesù nel Getsemani
 

di Paolo Castellina

L'importanza della preghiera

Frans Bakker, pastore riformato olandese, in un suo prezioso libretto intitolato "Pregare sempre" scrive:
"Nell'intimo dell'umana esistenza vi è un profondo senso di solitudine. Quando onestamente scaviamo nel nostro cuore dobbiamo ammettere con il poeta "Io sono solo ed afflitto" (Sl. 25:16). Il nostro profondo sentimento di solitudine nasce dal fatto che in questo mondo noi siamo senza Dio. Sin da quando le porte dell'Eden si chiusero dietro alle nostre spalle, percorriamo una via di solitudine. Siamo dunque soli, sia in questa vita che certamente nella morte. Non troviamo rifugio quando siamo profondamente afflitti. Non possiamo neanche aiutarci a vicenda quando colpisce il nostro più gran nemico, la morte. Eppure, per grazia, vi è anche un altro tipo di solitudine, la solitudine della nostra cameretta, là dove il figliolo di Dio fa esperienza di intima comunione con Dio attraverso la preghiera. Questa solitudine è preferibile a qualsiasi altra amicizia che il mondo possa offrirci. Anche se nella nostra cameretta sentiamo quanto miserevoli siamo agli occhi di Dio, essa è ancora il posto migliore che un uomo possa trovare sulla terra. (…) Non c'è alcun'esagerazione nel affermare che non vi è alcuna vita spirituale quando manca l'attività della preghiera nel segreto. La preghiera è il respiro dell'anima. Proprio come il corpo non può vivere senza respirare, così l'anima non può vivere senza preghiera. Un minatore morirà se s'interrompe il suo contatto con l'atmosfera esterna. Allo stesso modo non può esistere vita spirituale se non c'è consapevole comunica-zione con il cielo. Se manca la preghiera privata, l'anima non può respirare. E' attraverso la preghiera che l'anima ha comunione con Dio".

Il Signor Gesù Cristo pregava regolarmente. Era in costante comunione con Dio Padre e spesso si appartava per avere la Sua consolazione e guida. E' la preghiera che gli permette di affrontare anche i momenti più terribili della Sua vita, come quelli in prossimità della Sua sofferenza e morte sulla croce. Per questo oggi vogliamo incontrare Gesù che, prima della Sua sofferenza e morte, prega nel giardino di Getsemani, e lasciare che la Sua preghiera ci parli della necessità vitale che pure noi abbiamo di rapportarci personalmente con Dio come pure del modo per farlo.

Il testo biblico

Leggiamo così della preghiera di Gesù nel Getsemani dal vangelo secondo Marco.
"Poi giunsero in un podere detto Getsemani, ed egli disse ai suoi discepoli: "Sedete qui finché io abbia pregato". Gesù prese con sé Pietro, Giacomo, Giovanni e cominciò a essere spaventato e angosciato. E disse loro: "L'anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate". Andato un po' più avanti, si gettò a terra; e pregava che, se fosse possibile, quell'ora passasse oltre da lui. Diceva: "Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi". Poi venne, li trovò che dormivano e disse a Pietro: "Simone! Dormi? Non sei stato capace di vegliare un'ora sola? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole". Di nuovo andò e pregò, dicendo le medesime parole. E, tornato di nuovo, li trovò che dormivano perché gli occhi loro erano appesantiti; e non sapevano che rispondergli. Venne la terza volta e disse loro: "Dormite pure, ormai, e riposatevi! Basta! L'ora è venuta: ecco, il Figlio dell'uomo è consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce è vicino"" (Mr. 14:32-42).

Ci concentreremo oggi sulle parole che Gesù usa nel pregare. Notiamo solo a margine come quando Gesù prega i Suoi discepoli dormano, inconsapevoli della gravità del momento, e dormano ancora nonostante la stessa esortazione che Gesù rivolge loro di stare svegli e pregare. Essi avrebbero fatto bene ad osservare Gesù mentre pregava ed imparare da Lui. Lo vogliamo fare noi oggi, per questo vogliamo udire con attenzione che cosa Gesù c'insegna in questa Sua preghiera.

Un momento angoscioso

Il momento "fatale" per Gesù era ormai prossimo. Per tre anni aveva insegnato, per tre anni aveva operato guarigioni. Per tre anni aveva cercato di "fare una differenza" in questo mondo e condurre creature umane in autentica comunione con Dio, quella di cui Lui faceva costante esperienza, sebbene in modo speciale. Ora il momento fatale era giunto. Uno dei suoi seguaci già aveva fatto un accordo con i Suoi nemici affinché Egli fosse loro consegnato, e nel profondo del Suo cuore Egli sapeva che questo era già l'inizio della fine.
Altri probabilmente si stavano chiedendo che cosa sarebbe successo. Sin dall'inizio, però, Gesù sapeva che la gente avrebbe respinto Lui ed il Suo messaggio, che la gente avrebbe respinto il Suo appello a tornare in comunione con Dio. Egli sapeva, però, che quest'offerta Egli la doveva fare, che Egli doveva camminare fra la gente ed offrire loro l'opportunità di abbracciarlo, anche se ben sapeva che l'avrebbero respinto. Egli doveva presentare l'offerta. Il momento fatale era così giunto. La parte peggiore era proprio sapere che cosa gli sarebbe avvenuto. Come vi sentireste voi sapendo di dover presto essere terribilmente torturati e di dover subire una morte atroce? Non è la stessa cosa - ci mancherebbe - ma per molti dover andare dal dentista è un pensiero che li angoscia e li spaventa. Andare dal dentista… farsi fare un'otturazione, farsi estrarre un dente… Sedere nella sala d'aspetto immaginando il dolore… è come se già sentiste l'ago dell'iniezione che entra nelle vostre gengive per addormentarle, e sentite il sibilo del trapano che, dall'altra parte, sta operando su un altro paziente ed è come se quello già fosse nella vostra bocca. La vostra pressione sanguigna si alza, le palme delle mani cominciano a sudare… Questa esperienza, però, non è nulla in confronto a quella di Gesù. Si può forse avvicinare a quella di chi sapeva di dover subire presto le atroci sofferenze inflitte da torturatori nazisti o comunisti.
In ogni caso Gesù sapeva che prima della fine della giornata sarebbe morto, anzi, morto dopo grandi sofferenze. Oh certo, Egli era Dio ed avrebbe potuto fare in modo di non soffrire, ma questo non faceva parte dei piani. Morire sarebbe stata la parte facile. Fu l'antico Giulio Cesare che disse: "E' più facile trovare uomini che si offrono volontari per morire, che uomini disposti a sopportare pazientemente il dolore". E Gesù Cristo, il Figlio di Dio, sapeva che prima del tramonto Egli avrebbe offerto il supremo sacrificio per il mondo, meglio, per tutti coloro che il Padre Gli aveva affidato affinché attraverso il Suo sacrificio trovassero salvezza eterna. Si, prima della fine della giornata Egli avrebbe offerto Sé stesso in sacrificio, avrebbe sofferto e sarebbe morto.
E' con questi pensieri che correvano nella Sua mente che Gesù cade in ginocchio e comincia
a pregare. Questa è la preghiera di Gesù.

1. Gesù sapeva a chi si stava rivolgendo

La prima cosa che scopriamo nella preghiera di Gesù è Colui al quale Egli si rivolge.
Gesù dice: "Abbà, Padre". Per Gesù il Padre non era una qualche figura astratta, non era un
vago qualcosa benevolente là da qualche parte. Al contrario, Egli era Dio il Padre, che ama e
si prende cura dei Suoi figli. Quando sentiamo il nome "Abba" probabilmente ci viene in mente un gruppo musicale svedese degli anni '70 che ebbe successo in tutto il mondo… e se questo forse è ciò che "Abba" significa oggi, non è nemmeno lontanamente vicino a ciò che significava in quel tempo.
Abba era una parola in lingua aramaica che significava "padre", o meglio, la sua forma diminutiva,
corrispondente al nostro papà. Io mi ricordo di aver mai chiamato mio padre, Antonio Castellina "padre". Lo chiamavo "papà".
Abbà significa "papa" o "babbo", un termine affettuoso che presuppone un rapporto.
Nel Nuovo Testamento lo si usa solo tre volte. Questa è la prima. Le altre due volte sono nelle
lettere dell'apostolo Paolo ed usate per descrivere il rapporto che dobbiamo avere con Dio.
Nella lettera ai Romani troviamo: "voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere
nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: "Abbà!
Padre!"" (Ro. 8:15). L'Apostolo ci afferma che nella prospettiva di Cristo noi siamo invitati a
chiamare Dio affettuosamente "papà", "caro papà". La lettera ai Galati dice: "perché siete figli,
Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: "Abbà, Padre" (Ga.
4:6).
Io bene comprendo come il concetto di Dio come "papà" non sia positivo per tutti. Alcuni
avevano padri del tutto crudele e sadici che abusavano di loro sia verbalmente che fisicamente,
e certamente non era giusto. Questo non è ciò che ci si aspetta dai padri. Per altri il
loro padre, sebbene non abusasse di loro, semplicemente li ignorava.
Gli uomini che operano degli abusi sui loro figli o li ignorano, non sono padri, ma solo donatori di sperma... Un padre non partecipa solo al concepimento del figlio: egli è parte integrale nell'accompagnare e promuovere la sua crescita ottimale: fisica, psichica e spirituale.
Un padre è responsabile di amare e di prendersi cura dei suoi figli.
Un padre provvede ai suoi figli e li protegge, prima …contro i mostri che vivono sotto il loro letto e poi contro il mondo. Come figli comprendiamo ciò che un giorno disse Sigmund Freud: "Non riesco a pensare a bisogno maggiore che io avessi avuto durante la mia infanzia che il bisogno di essere protetto da un padre".

Ora che Gesù giunge al momento cruciale della sua vita di trentatre anni sulla terra, sapendo bene, come solo Lui poteva sapere, di ciò che stava per accadergli, Egli eleva il Suo grido verso Suo Padre, suo papà, riversando verso di Lui, in preghiera, tutto il suo cuore. Quando voi pregate, a chi pregate? A un concetto, ad una credenza, ad una vaga divinità che troviamo difficile ben definire, a un dio, come disse qualcuno che "è il punto di tangente fra zero e l'infinito"? Non credo, ma se dobbiamo pregare Dio Padre, allora è meglio che sia Dio nostro Padre. E' necessario avere con Lui un rapporto personale, e Lui diventa nostro Padre quando noi diventiamo i Suoi figli. Quando, però, avviene questo? Sentite che cosa dice la Parola di Dio: "a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome" (Gv. 1:12), a tutti, cioè coloro che ricevono Gesù Cristo come loro Signore e Salvatore.

Qual è, poi, l'obbligo che abbiamo come figli? L'Apostolo Paolo scrive: "siate irre-prensibili
e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo" (Fl. 2:15). Allora la nostra vita diventerà evidenza del rapporto che abbiamo con Dio nostro Padre. L'Apostolo Giovanni scrive: "In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chiunque non pratica la giustizia non è da Dio; come pure chi non ama suo fratello"(1 Gv. 3:10). Siete figli di Dio se vi siete affidati totalmente a Gesù e Lo avete accolto, se vivete in modo irreprensibile ed integro secondo l'espressa volontà di Dio, ubbidendo ai Suoi comandi. Allora Lo chiamerete Abbà, cioè papa. Gesù non solo sapeva a chi si stava rivolgendo, ma

2. Gesù conosceva la potenza del Padre

Gesù conosceva la capacità del Padre Suo celeste. Egli afferma infatti: "Ogni cosa ti è possibile". A che serve, infatti, pregare se non credete che Dio sia in grado di rispondere alle vostre preghiere? In qualche modo noi dovremmo approfondire, ben conoscere, la verità che ogni cosa, tutto, sia possibile per Dio. Lo so benissimo che c'è qualcuno qui che starà già scotendo la testa pensando: "Dio non risponde sempre alle mie preghiere". Avete ragione!
Dio non risponde sempre alle vostre preghiere, ma non perché non possa farlo ! Dobbiamo inoltre
capire come questo non lo comprenderemo sempre. Io non so spiegare perché Dio non risponda sempre alle nostre preghiere. Personalmente io so che vi sono state alcune mie preghiere delle quali io ora sono grato che Lui non abbia risposto.

L'angelo Gabriele riassume questo in Luca 1:37: "nessuna parola di Dio rimarrà inef-ficace", cioè, nulla è impossibile a Dio. Spesso noi troviamo nella Bibbia la menzione che nulla a Dio sia impossibile. Comprendo, però, come vi siano cose che Dio non farà. Una donna un giorno aveva avvicinato il suo pastore e gli aveva chiesto che lui pregasse che sua figlia non andasse a convivere con il suo amico, senza sposarsi, perché questo è sba-gliato. Il pastore, però, si era rifiutato di farlo. Perché? Pensateci un po'. Iddio non forza su di noi la Sua volontà, così, perché dovrebbe lui forzare su altri la nostra volontà? Una preghiera migliore avrebbe potuto essere che sua figlia avesse cercato Dio ed accolto la salvezza in Cristo. Solo questo le avrebbe fatto intendere che la volontà di Dio sulla coppia umana va rispettata per il nostro stesso bene. Una madre prega, per esempio, che suo figlio non sia inviato militare in una pericolosa zona di guerra. Cosa significa questo, se non pregare che nel pericolo ci vada qualcun altro? E' giusto questo? Dio è forse uno presso il quale cercare raccomandazioni e privilegi a scapito di qualcun altro? Non sarebbe stato meglio formulare la preghiera in un altro modo?
Dio ha la capacità di rispondere a tutte le nostre preghiere e noi dobbiamo pregare credendo che Egli voglia rispondere a quelle preghiere, comprendendo però che se non lo fa, non è perché non lo possa fare, che non è perché non voglia il meglio per noi, ma perché Dio potrebbe avere un'idea migliore su ciò che è meglio per noi. Gesù, così, prega Suo Padre, credendo che Egli di fatto abbia la capacità di rispondere alla Sua preghiera. Inoltre:

3. Gesù prega per Sé stesso

In questa preghiera Gesù prega per Sé stesso. Dice: "Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice!". Vi siete mai sorpresi a pregare per qualcosa e poi a sentirvi
in colpa per averlo fatto? Qualcuno pensa che bisogni solo pregare per altri. Se preghiamo per noi stessi talvolta pensiamo che siamo egoisti a farlo. No, non è necessariamente così.

Quando preghiamo il Padre Nostro, la preghiera modello che Gesù ha insegnato ai Suoi discepoli, preghiamo: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano", "Perdona i nostri debiti", "Non esporci alla tentazione". Nella Bibbia è riportata la preghiera di Iabes. In 1 Cronache 4:10 troviamo scritto: "Iabes invocò il Dio d'Israele, dicendo: "Benedicimi, ti prego; allarga i miei confini; sia la tua
mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!" E Dio gli concesse
quanto aveva chiesto". Potrebbe apparire, non è vero, una preghiera parecchio egoista. Eppure,
in quel caso, essa trova presso Dio una risposta favorevole. In Matteo 7:9-11 Gesù dice: "Qual è l'uomo tra di voi, il quale, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? Oppure se gli chiede un pesce, gli dia un serpente? Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano!". Certo, talvolta preghiamo per noi stessi e domandiamo in modo egoista. Non lo si può negare, ma per la maggior parte non è sbagliato chiedere a Dio di essere con noi, di prendersi cura di noi e di provvedere per noi. Egli vuole che lo facciamo, ma dobbiamo aver fiducia nella sua maggiore sapienza. C'è poi qui la parte più difficile. E' facile pregare Dio Padre, è facile riconoscere la Sua
potenza, è facile chiedergli di prendersi cura di noi. E' difficile, però, sottomettersi alla Sua
volontà: "Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però, non
quello che io voglio, ma quello che tu vuoi".

4. Gesù prega perché sia fatta la volontà di Dio

La storia dei più grandi personaggi della Bibbia si può riassumere in una sola frase: Sono persone in comunione con Dio ed accettano la Sua volontà in ogni cosa. Pensateci: l'unica cosa che ricevono coloro che nella Bibbia insistono che sia fatta la loro volontà, piuttosto che la volontà di Dio, sono …guai e problemi. Sempre di nuovo l'evidenza è che Dio sa meglio di noi ciò che è bene, anche quando ci pare il contrario. Pensateci bene: da una parte abbiamo Dio, il Creatore dell'universo, e
dall'altra ci siamo noi, la maggior parte dei quali non è in grado di programmare il videoregi-stratore…Lo sappiamo, eppure, di tanto in tanto vorremmo pregare Dio che la nostra volontà
sia fatta, non la Sua! Quando Noè scelse di fare la volontà di Dio, egli fu in grado di costruire l'arca per la salvezza sua e della sua famiglia. Quando il patriarca Giuseppe scelse di fare la volontà di
Dio, egli fu in grado di salvare la sua famiglia dalla fame. Quando Mosè scelse di fare la volontà di Dio, fu in grado di liberare il suo popolo dalla schiavitù in Egitto. Quando Gedeone scelse di fare la volontà di Dio, fu in grado di salvare gli israeliti dai madianiti. Quando Davide scelse di fare la volontà di Dio, fu in grado di sconfiggere il gigante Golia. Quando però Saul scelse la sua propria volontà e non quella di Dio, perse il trono.

Quando Sara ed Abraamo scelsero la loro propria volontà e non quella di Dio… Fermiamoci qui e riflettiamo sulle conseguenze della disubbidienza e di fare solo a nostro modo. Dio promette ad Abraamo una gran nazione, eppure ad Abraamo sembra che non sia possibile avere un figlio da Sara. Sara, così fa in modo che suo marito si unisca alla serva Agar ed abbia un figlio da lei. Il nome del ragazzo che nascerà è Ismaele, e questo è ciò che la Bibbia predice al riguardo di Ismaele: "egli sarà tra gli uomini come un asino selvatico; la sua mano sarà contro tutti, e la mano di tutti contro di lui; e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli" (Ge. 16:12).
Più tardi Abraamo e Sara, come Dio aveva promesso, avranno un figlio loro proprio, Isacco, che più tardi riceverà pure il nome Israele. I discendenti di Israele sono quelli che oggi chiamiamo gli ebrei. Questo lo sappiamo. E di Ismaele che possiamo dire? Beh, i discendenti di Ismaele sono vissuti fino ad oggi nella stessa area. Che sarebbe successo se Abraamo e Sara avessero preso Dio in parola, ed avessero pregato dicendo: "Non la nostra volontà sia fatta, ma la Tua, o Signore". E' solo una domanda. Ora voi potreste domandarvi: "…e qual è la volontà di Dio? Come faccio a sapere quale sia la volontà di Dio?". Qualcuno ha osservato questo: "Non vi è mai passato per la mente che la gran maggioranza della volontà di Dio sia già stata rivelata nella Bibbia? Questa è una verità cruciale da comprendere.

Conclusione

Il testo che abbiamo citato all'inizio parlava dell'importanza della preghiera, intesa come il colloquio costante della nostra anima con Colui che ci ha creati e che vuole riconciliarsi con noi in Gesù Cristo. Diceva, fra l'altro: "La preghiera è il respiro dell'anima. Proprio come il corpo non può vivere senza respirare, così l'anima non può vivere senza preghiera. Un minatore morirà se s'interrompe il suo contatto con l'atmosfera esterna. Allo stesso modo non può esistere vita spirituale se non c'è consapevole comunicazione con il cielo. Se manca la preghiera privata, l'anima non può respirare. E' attraverso la preghiera che l'anima ha comunione con Dio". E' stata l'esperienza di Gesù, come di innumerevoli figli di Dio che hanno trovato nel Dio che avevano imparato a conoscere, sollievo, conforto e guida anche nei momenti più difficili. Come Gesù hanno imparato a conoscere Dio come loro Padre. Come Gesù conoscevano la potenza di Dio Padre. Come Gesù avevano fiduciosamente pregato per se stessi. Come Gesù pregavano che fosse fatta la volontà di Dio, come sulla croce di Cristo, per quanto terribile, si era realizzata la volontà di Dio che salva coloro che ripongono la loro fiducia nella sua virtù. Qual è oggi la vostra preghiera? Dio ha per voi in serbo solo il meglio. Siete pronti ad avere fiducia in Lui e ad ubbidire alla Sua volontà rivelata?

 

torna all'indice Meditazioni

 

Vuoi saperne di più ?
ktc@evangelo-oggi.org

 

 
Per contatti e informazioni: Ktc@evangelo-oggi.org