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Parte terza
Soluzione n.3
NIENTE SOPRANNATURALE, GRAZIE!
Volgiamoci ora al terzo personaggio della storia, "il
capitano sul cui braccio il re si appoggiava". Il modo
d'agire di quest'uomo è un classico esempio di chi crede
in Dio, ma non in un Dio che opera e fa miracoli. Questo
capitano era un credente che potremmo definire razionale.
Era abituato ad ubbidire, a programmare, a prendere
decisioni pertinenti alle varie situazioni. Egli non si
aspettava un intervento divino perché il suo modo di
credere lo escludeva categoricamente.
" Ecco, anche se il Signore facesse delle finestre in
cielo potrebbe mai avvenire una cosa simile?" (2Re 7:2)
Quando il profeta Eliseo profetizzò l'intervento
soprannaturale di Dio che avrebbe finalmente fermato le
nefaste conseguenze della carestia, la risposta del
capitano fa tagliente: impossibile. Ci sarebbe qui da
applicare in modo inverso le parole di Gesù: ogni cosa è
impossibile a chi non crede. Questo tipo di credente nelle
circostanze difficili della vita non cercherà mai
l'intervento divino, soprannaturale. Però questa
razionalità nasconde solo un modo di fare che sa di cruda
rassegnazione e sconfitta.
A questi credenti razionali è rimasta solo la fredda
dottrina, benché vera, che recita: Dio è onnipotente.
Ricordate il sacerdote Eli? La Scrittura dice che quest'uomo
nella sua vecchiaia continuava ad amare il Signore, ma ne
aveva rigettato (o razionalizzato) la potenza. Quando
ascoltò ciò che Dio aveva predetto al piccolo Samuele
contro la sua casa, la sua unica reazione fu di
rassegnazione: " Egli è il Signore: faccia quello che
gli parrà bene." (lSamuele3:18).
Non troviamo nella storia di Eli traccia di preghiera,
di intercessione, di richiesta di perdono o altro perché
Dio cambiasse il suo giudizio. Solo cruda e fredda
rassegnazione, solo 'sana' dottrina. Quanto diverso fu
invece Abramo che, avendo ricevuto la promessa di un
figlio, 'sperò contro speranza e vide realizzarsi la
parola di Dio. Non c'è cosa peggiore di una ortodossia
fredda, senza spirito, e di un modo di fare e di vivere
che esclude il soprannaturale. Anche Mosè commise il
peccato di 'razionalità', sotto la pressione del popolo
che si era sollevato per la mancanza di acqua. Dio gli
aveva comandato di colpire la roccia da cui sarebbe
sgorgata l'acqua. Ma Mosè mise in dubbio il fatto. Il
gesto era irrazionale. "faremo uscire per voi acqua da
questa roccia?" (Numeri 20: 10). La sua 'razionalità'
gli impedì l'entrata nella terrà promessa.
Soluzione n.4
PROVIAMO SE VA...
Incontriamo ora nella storia dell'assedio di Samarìa
quattro uomini lebbrosi. Questi pure provarono a trovare
la soluzione al problema della carestia. Essi fecero tra
loro un semplice ragionamento: in città avrebbero trovato
solo fame e morte, fuori dalla città il nemico col cibo.
La loro conclusione logica fu quella di andare al campo
dei nemici per poter trovare qualcosa da mangiare o la
morte stessa. Tra due tipi di morte era meglio provare;
rischiare era meglio che morire di fame. E poi, erano già
lebbrosi, la loro vita era già segnata, cosa ci avrebbero
rimesso? "C'erano quattro lebbrosi presso l'entrata della
porta della città, i quali dissero tra loro: «Perché ce ne
stiamo qui in attesa di morire? Se diciamo entriamo in
città, in città c'è la fame, e noi vi morremo; se restiamo
qui, morremo lo stesso. Dunque venite andiamo a buttarci
nell'accampamento dei Siri; se ci lasciano vivere,
vivremo; se ci danno la morte, morremo»" (2Re 7:3,4).
Certamente questi quattro uomini non sono un esempio di
fede o meglio sono un esempio di fede apparente.
Definirei questo tipo di fede 'proviamo, tanto non abbiamo
nulla da perdere.
Quando c'è una situazione difficile, molti credenti non
mettono in azione la loro fede, ma la loro disperazione.
Essi si lanciano nelle soluzioni con il pensiero che è
meglio provare che stare lì inattivi e col dubbio; è
meglio provare che vivere con la disperazione che la cosa
non si risolva. I lebbrosi si dissero che era meglio
tentare, tanto sarebbero morti comunque. Non deve
ingannarci il fatto che essi ebbero successo. La Scrittura
chiarisce che Dio aveva già fatto tutto: "II Signore
aveva fatto udire nell'accampamento dei Siri un rumore di
carri, un rumore di cavalli un rumore di grande
esercito,... E si erano alzati ed erano fuggiti..." (2Re
7:6,7).
La loro azione perciò non può essere classificata come
un'azione di fede.
Non dobbiamo dimenticare che a volte il Signore agisce
per salvaguardare l'onore del suo nome indipendentemente
dall'agire del suo popolo. "Tuttavia io agii per amore
del mio nome, perché non fosse profanato agli occhi delle
nazioni in mezzo alle quali essi si trovavano," (Ezechiele
29:9).
E'divertente (e tragico) notare come tanti credenti
testimoniano della grandezza di Dio, vantando la loro
fede, quando in effetti essi hanno solo usato il tipo di
fede 'proviamo, tanto... '. E sono lì a testimoniare
semplicemente perché la cosa ha avuto successo.
Ma questo non lo confesseranno mai.
Un tale modo di agire è comunque spiritualmente
pericoloso poiché porta ad attribuire a Dio ogni
insuccesso. Se il tentativo non riesce, ci si lava le mani
affermando che non era la volontà di Dio, laddove Dio non
è stato nemmeno preso in considerazione, ne consultato.
Soluzione n.5
LA VERA SOLUZIONE
Tutti gli esempi fin qui presentati rappresentano il modo
sbagliato per affrontare situazioni difficili. In tutti
manca quella fede fiducia in Dio che scaturisce da una
comunione profonda col Padre e trova nella Parola
profetica un valido aiuto. "Abbiamo inoltre la parola
profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione,
come a una lampada splendente in luogo oscuro,..."
(2Pietro 1:19).
L'ultimo personaggio, che troviamo nella storia che
stiamo considerando, è quello che ci mostra il giusto
corso d'azione da intraprendere e la vera fede che si
appropria delle promesse divine. Tra tanta confusione
generata dalla carestia, e tra tanti tentativi di
soluzione, l'unico che non sembra essere preoccupato, che
vive tranquillo, è il profeta Eliseo. La sua comunione con
Dio mette pace nel suo cuore. Perché deve temere? Egli sa
che la sua vita è nelle mani del Signore, perciò non
dispera, ma attende fiducioso una parola profetica, la
voce del Signore, che illumini la situazione. Le
circostanze difficili non lo spaventano. Egli crede nel
Dio onnipotente. Eliseo non cerca la sua soluzione. Egli
sa che l'unica soluzione è nelle mani di Dio. E quando
essa viene rivelata, non esita a proclamarla con forza e
coraggio: "Ascolta quel che dice il Signore: Domani a
quest'ora, al mercato di Samarìa, con un pezzo d'argento
si potranno comprare sette chili di farina o quattordici
d'orzo." (2Re 7:1).
Le donne seguirono il loro sistema, il fai da tè; il re
decise che doveva fare sacrifici e mortificare il proprio
corpo per commuovere Dio; il capitano non provò neanche ad
alzare lo sguardo al cielo perché considerava inutile
sperare nel soprannaturale; i lebbrosi si convinsero che
era meglio provare piuttosto che aspettare. Tutti misero
in mostra la loro fede fallimentare e l'incapacità di
trovare in questo modo una risposta in una circostanza
difficile. Solo Eliseo emerge tra tutti questi personaggi,
perché è l'unico ad offrirci il vero modo d'agire quando
si è in situazioni sfavorevoli.
Egli non si abbatte ne si scoraggia e non teme il re che
vuole ucciderlo.
Dovremmo ricordarci che questo suo modo di fare è presente
in tutti gli episodi biblici che lo riguardano. Quando,
per esempio, la sua casa venne circondata da un esercito
nemico, a un servo terrorizzato rispose calmo: "Non
temere, perché quelli che sono con noi sono più numerosi
di quelli che sono con loro." (2Re 6:16).
Ad un re imbarazzato dalla richiesta di guarire
Naaman, mandò a dire:
"Perché ti sei stracciato le vesti? Quel uomo venga
pure da me, e vedrà che c'è un profeta in Israele." (2Re
5:8). Al suo servo Gheazi, che voleva fermare la
Sunamita, non temendo contraccolpi alla sua immagine di
profeta, onestamente rispose: "Lasciala stare,
poiché l'anima sua è amareggiata, e il Signore me l'ha
nascosto; non me l'ha rivelato." (2Re4:27)
Ad uno dei discepoli dei profeti Impaurito, poiché
nell'abbattere un albero, aveva fatto cadere in acqua il
ferro della scure imprestata, con fede semplice, senza
ansia, chiese:
" «Dov'è caduta?» Quello indicò il luogo. Allora
Eliseo tagliò un pezzo di legno, lo gettò in quel medesimo
luogo, fece venire a galla il ferro, e disse:«Prendilo»."
(2Re 6:6)
Questo era Eliseo, un uomo che riposava fiducioso in
Dio e non veniva sconvolto dalle circostanze avverse in
cui poteva trovarsi. Egli lasciava operare la fede.
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