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Soluzione n.2
UCCIDI IL PROFETA
Se le donne scelsero il fai da tè, il re intraprese
una strada diversa, ma altrettanto fallimentare.
La condizione di disagio personale, e quella del suo
popolo, mettono a nudo il carattere religioso di questo
personaggio. Davanti alla situazione difficile che sta
vivendo, egli non ha una risposta, perché l'uomo
religioso non ha risposte e, se ne ha, sono risposte che
manifestano incredulità, come si vede dalla fredda
replica data a chi gli chiedeva aiuto:
"Se non ti aiuta il Signore, come posso aiutarti io?"
(2Re 6:27)
II suo comportamento è tipico di chi non ha una vera
comunione con Dio. Quando sopraggiunge la prova, la
circostanza difficile, la fede di queste persone si
esprime solo per mezzo di atti esteriori.
L'uomo religioso tenta di impietosire Dio, di
attirarlo per mezzo di punizioni corporali auto
inflitte, sacrifici; cerca di meritare la risposta del
Signore. Fa tutto col solo obiettivo di trovare una via
d'uscita alla situazione difficile. Il re esprime il suo
sacrificio con l'indossare il cilicio.
"e il popolo vide che sotto, sulla carne, portava un
cilicio." (2Re 6:30)
II re stava facendo penitenza e stava mortificando il
proprio corpo. Non c'è in lui un desiderio reale di
volgersi a Dio, perché non c'è comunione reale con Dio.
L'atteggiamento del re somiglia a quello di tanti
credenti che vivono una vita cristiana superficiale,
discontinua, e quando si trovano nelle circostanze
difficili, allora ricorrono alle promesse, ai sacrifici,
come per esempio:
'da ora in poi andrò sempre in chiesa ;
'da ora in poi darò sempre la decima ;
'non farò più il tal peccato; ecc.
Inizia così il sacrificio per commuovere Dio, per
spingerlo ad agire.
Un comportamento analogo ritroviamo nella storia del
popolo d'Israele. Nello scontro coi Filistei, narrato in
I Samuele 4, esso ricorre alla presenza dell'Arca del
patto per garantirsi la vittoria.
Nel momento del bisogno, e solo allora, il popolo
ricorse alla 'religione', ma inutilmente.
L'Arca venne portata nell'accampamento degli Israeliti,
ma non fu di alcun aiuto. I Filistei vinsero comunque lo
scontro. Dio, infatti, non era nell'Arca perché non era
dove avrebbe voluto essere: nel cuore del popolo
d'Israele.
Molte altre volte l'Eterno accuserà il popolo di
onorarlo solo con le labbra mentre il cuore era ben
lontano da lui (Salmo 78:36,37).
Il profeta Gioele mette ancora più in evidenza il
concetto dell'inutilità delle pratiche religiose come
mezzo espiatorio. Egli grida profeticamente al popolo
del suo tempo:
"Stracciatevi i cuori, non le vesti;" (Gioele 2:13).
Che il re fosse poi solo un uomo religioso senza fede,
lo dimostra il fatto che, non trovando risposte al
problema, cercò di vendicarsi di Dio, scaricando la sua
impotenza spirituale nella circostanza addosso al suo
rappresentante.
Egli ordinò di uccidere il profeta Eliseo.
"Mi tratti Dio con tutto il suo rigore, se oggi la
testa di Eliseo, figlio di Safat, rimane sulle
sue spalle!" (2Re6:31)
Se Dio non interviene la colpa è del suo profeta.
Ecco dove porta la religiosità.
Quando i credenti dalla vita cristiana superficiale non
ottengono da Dio la risposta, il loro grido di vendetta
risuona forte: è colpa del pastore! è colpa della
chiesa! Mai si renderanno conto che la Parola di Dio
aveva loro parlato, li aveva esortati, aveva cercato di
disciplinarli, per mezzo dei servi del Signore. Nella
circostanza difficile quella Parola non è lì ad aiutarli
perché essi l'hanno già rifiutata. La testimonianza più
chiara e dolorosa di quello che affermiamo è nelle
tristi parole del profeta Geremia nelle sue
Lamentazioni.
Un libro forse poco letto, ma molto istruttivo e
spiritualmente profondo. Un testo che denuncia senza
mezzi termini l'incapacità umana a trovare soluzioni in
circostanze avverse usando la religione senza Dio. Se
non si ha una profonda comunione con Dio, ogni
sacrificio o sforzo umano risulterà vano e nelle prove
non ci sarà alcuno ad aiutare
"Sion stende le mani non c'è nessuno che la
consoli;" (Lamentazioni 1:17)
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