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Che strada scegliere quando ogni cosa diviene difficile,
è certamente la domanda che tutti di tanto in tanto si
pongono.
Quando le circostanze della vita sembrano creare
problèmi che sovrastano, siamo chiamati a delle scelte
che possono rivelarsi fondamentali per l’avvenire. E'
sempre giusto in questi casi aspettare l'azione di Dio o
dobbiamo usare la nostra capacità razionale per
scegliere cosa fare? oppure una via di mezzo tra le due?
Molte altre domande si potrebbero prospettare, ma
vogliamo subito addentrarci nella Parola del Signore
alla ricerca della soluzione. Cominciamo col prendere in
esame un fatto storico, l'assedio di Samarìa, come ci
viene narrato nella Bibbia. Il racconto si trova nel
secondo libro dei Re (cap. 6 e 7). Nella storia in
questione si muovono svariati personaggi che
rappresentano per noi diversi approcci ad una situazione
difficile, per non dire catastrofica, e le conseguenze
che derivano dalle loro scelte. Questi personaggi
rispecchiano pure la varietà delle classi sociali in cui
era divisa la popolazione. Abbiamo, infatti, nella
storia due donne del popolo, un re, un capitano, dei
lebbrosi e un profeta del Signore.
E' bene ricordarsi subito che le circostanze difficili
della vita non risparmiano alcuna persona e che la
posizione sociale che si occupa, non mette al riparo
dalle avversità: "Tutto succede ugualmente a tutti;" (Ecclesiaste
9:2). La Bibbia narra che il re di Siria, Ben-Adad,
aveva cinto d'assedio la città di Samarìa, causando una
penuria di cibo, una grave carestia. Tutti ne
soffrivano. La situazione era in poche parole disperata.
"
Qualche tempo dopo, Ben-Adad, re di Siria, radunò il
suo esercito e andò ad assediare
Samarìa. L'assedio degli Ararne! era tale, che la città
fu ridotta alla fame." (2Re 6:24,25). Davanti alla
terribile realtà della carestia, vennero proposte varie
soluzioni dai personaggi della storia, vari tentativi
per superare indenni la circostanza avversa. Questi
tentativi di trovare una soluzione sono, sotto molti
aspetti, gli stessi fatti ancora oggi da molti credenti
per vincere i momenti difficili che si trovano a vivere.
Le donne del popolo, il rè, il capitano, i lebbrosi e il
profeta segnano con la loro scelta il proprio destino e
mostrano senza ombra di dubbio la loro situazione
spirituale e il loro rapporto personale con Dio. Ogni
scelta operata in condizioni avverse, dimostrerà pure
che tipo di fede si possiede e che tipo di comunione si
ha col Signore.
Al di là delle belle parole, sono proprio questi fatti
che mostrano la realtà e la profondità o la
superficialità del nostro essere credenti in Gesù. Nel
libro dei Proverbi troviamo delle parole che andrebbero
meditate in questo tipo di contesto:
"Se ti scoraggi nel giorno dell'avversità la tua forza è
poca." (Proverbi 24:10)
Soluzione n.1
IL SISTEMA FAI DA TÈ
La prima soluzione proposta per uscire dalla crisi è
quella che rileviamo nell'azione compiuta dalle due
donne del popolo. Essa salta all'occhio perché è
all'apparenza la soluzione più semplice e banale. Le
donne si muovono secondo una logica che rappresenta
quello che potremmo chiamare oggi il sistema fai da tè .
Davanti alla mancanza di cibo, con lo spettro della fame
incombente, esse si chiedono perché non sfruttare
l'unica risorsa di alimento a disposizione, i propri
figli? .
C'è da rabbrividire davanti ad una tale logica, ma chi è
abituato a farsi la vita con le proprie mani, non va in
cerca di aiuto o di consiglio. Ha imparato a fare le
proprie scelte. Anche se dolorose, si preferiscono le
proprie scelte. E queste scelte sono spesso fatte in
segreto. Oserei dire che il modo di muoversi e la
segretezza, sono a dir poco diabolici. Un tale modo
d'agire raramente permette di intervenire per
rettificare le conseguenze che ne derivano.
«Questa donna
mi disse: "Dammi tuo figlio, che lo mangiamo oggi;
domani mangeremo il mio." Così abbiamo fatto cuocere
mio figlio, e lo abbiamo mangiato. Il giorno seguente io
le dissi: "Dammi tuo figlio, che lo mangiamo." Ma lei ha
nascosto suo figlio.» (2Re 6:28,29). Il sistema
spirituale fai da tè non si preoccupa, come si vede
dalla storia, di ingannare se è necessario. Ne permette,
una volta che viene alla luce il caso, di poter fare
qualcosa per recuperare la situazione. Non si poteva
riportare in vita il bambino.
Come tutti gli altri personaggi della vicenda anche
queste donne sono delle credenti nel Dio d'Israele, ma
la loro fede scompare davanti alla prova. Esse
preferiscono sacrificare la 'benedizione di Dio pur di
trovare una soluzione che dia loro sollievo.
E' la via più semplice. Il problema è proprio qui, in
questo tipo di ragionamento: seguire la via più
semplice, la più logica. Ma è davvero la scelta giusta?
Le donne in questa storia certamente raffigurano quei
credenti che davanti a situazioni difficili adottano
subito il sistema fai da tè senza riflettere sulla
Parola o ricercare Dio. Tali credenti si muovono al di
fuori della comunione fraterna. Non cercano consiglio
spirituale per paura di mostrare la propria debolezza o
per presunzione, ritenendo magari gli altri incapaci di
poterli aiutare. Essi si muovono nell'ombra fino a
quando sopraggiunge il disastro e ogni cosa si
manifesta. A volte solo a situazione peggiorata,
chiedono aiuto.
Tempo prima, durante una carestia dovuta ad altri
motivi, un altro uomo e la sua famiglia fecero la stessa
scelta, la più plausibile, la più razionale, la più
attraente. Si legge, infatti, nel libro di Ruth che
Elimelec, sua moglie Naomi e i suoi due figli,
lasciarono Betlemme di Giuda per andare nelle campagne
di Moab (Ruth 1:1,2). Per salvaguardare se stesso
e i suoi beni, quest'uomo abbandonò la terra promessa
per recarsi in un territorio maledetto da Dio. Era la
scelta più logica dettata dalle circostanze. Il grano
delle pianure di Moab si mostrò troppo allettante per
chi stava per soffrire la fame.
Perché rimanere in un territorio arido, mentre lì a poca
distanza c'era di che sfamarsi? L'idea di consultare
prima il Signore, non lo sfiorò minimamente. Solo che,
come nel primo caso, la logicità della scelta
contrastava con la Parola di Dio e metteva l'individuo
in una situazione peggiore (Deuteronomio 23:4-7).
Elimelec voleva salvaguardare la sua vita, ma perì
nonostante l'abbondanza di cibo. Voleva salvaguardare la
vita dei figli, ma essi perirono nonostante la sicurezza
alimentare che il padre aveva provveduto loro.
Voleva salvaguardare la sua discendenza, ma i figli non
furono in grado di procreare; avevano sposato delle
moabite, donne di un popolo maledetto da Dio. Certamente
dietro la loro sterilità possiamo vedere la mano di Dio.
Voleva salvaguardare i suoi averi, ma ecco la
testimonianza della moglie al suo ritorno a casa: " Io
partii nell'abbondanza, e il Signore mi riconduce
spoglia di tutto." (Ruth 1:21) Non sempre perciò la
scelta cosiddetta logica è la scelta giusta nelle
circostanze difficili. La logica di Dio non è sempre la
nostra logica, Elimelec non si volse al Signore per
avere direzione, ma alla sua logica. Egli ritenne
sufficienti i suoi calcoli. Le due donne non si volsero
al Signore per aiuto, ma alla loro logica dettata dagli
appetiti 'carnali'.
In entrambi i casi la fede in Dio venne messa da parte.
In entrambi i casi si ebbe la perdita di ciò che
apparteneva loro: eredità, averi, figli, ecc. Il sistema
fai da tè è un modo sottile per contrabbandare la
propria indipendenza da Dio; è l'uomo che vuole emergere
come signore di se stesso. Il fallimento è la ben magra
consolazione per chi adotta questo sistema.
>> segue
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