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IL DILEMMA

 
(di Berto Del Vecchio)

Parte prima


Che strada scegliere quando ogni cosa diviene difficile, è certamente la domanda che tutti di tanto in tanto si pongono.
Quando le circostanze della vita sembrano creare problèmi che sovrastano, siamo chiamati a delle scelte che possono rivelarsi fondamentali per l’avvenire. E' sempre giusto in questi casi aspettare l'azione di Dio o dobbiamo usare la nostra capacità razionale per scegliere cosa fare? oppure una via di mezzo tra le due?

Molte altre domande si potrebbero prospettare, ma vogliamo subito addentrarci nella Parola del Signore alla ricerca della soluzione. Cominciamo col prendere in esame un fatto storico, l'assedio di Samarìa, come ci viene narrato nella Bibbia. Il racconto si trova nel secondo libro dei Re (cap. 6 e 7). Nella storia in questione si muovono svariati personaggi che rappresentano per noi diversi approcci ad una situazione difficile, per non dire catastrofica, e le conseguenze che derivano dalle loro scelte. Questi personaggi rispecchiano pure la varietà delle classi sociali in cui era divisa la popolazione. Abbiamo, infatti, nella storia due donne del popolo, un re, un capitano, dei lebbrosi e un profeta del Signore.

E' bene ricordarsi subito che le circostanze difficili della vita non risparmiano alcuna persona e che la posizione sociale che si occupa, non mette al riparo dalle avversità: "Tutto succede ugualmente a tutti;" (Ecclesiaste 9:2). La Bibbia narra che il re di Siria, Ben-Adad, aveva cinto d'assedio la città di Samarìa, causando una penuria di cibo, una grave carestia. Tutti ne soffrivano. La situazione era in poche parole disperata.
 

" Qualche tempo dopo, Ben-Adad, re di Siria,  radunò il suo esercito e andò ad assediare

Samarìa. L'assedio degli Ararne! era tale, che la città fu ridotta alla fame." (2Re 6:24,25). Davanti alla terribile realtà della carestia, vennero proposte varie soluzioni dai personaggi della storia, vari tentativi per superare indenni la circostanza avversa. Questi tentativi di trovare una soluzione sono, sotto molti aspetti, gli stessi fatti ancora oggi da molti credenti per vincere i momenti difficili che si trovano a vivere. Le donne del popolo, il rè, il capitano, i lebbrosi e il profeta segnano con la loro scelta il proprio destino e mostrano senza ombra di dubbio la loro situazione spirituale e il loro rapporto personale con Dio. Ogni scelta operata in condizioni avverse, dimostrerà pure che tipo di fede si possiede e che tipo di comunione si ha col Signore.

Al di là delle belle parole, sono proprio questi fatti che mostrano la realtà e la profondità o la superficialità del nostro essere credenti in Gesù. Nel libro dei Proverbi troviamo delle parole che andrebbero meditate in questo tipo di contesto:

"Se ti scoraggi nel giorno dell'avversità la tua forza è poca." (Proverbi 24:10)

 Soluzione n.1

 IL SISTEMA FAI DA TÈ

 La prima soluzione proposta per uscire dalla crisi è quella che rileviamo nell'azione compiuta dalle due donne del popolo. Essa salta all'occhio perché è all'apparenza la soluzione più semplice e banale. Le donne si muovono secondo una logica che rappresenta quello che potremmo chiamare oggi il sistema fai da tè . Davanti alla mancanza di cibo, con lo spettro della fame incombente, esse si chiedono perché non sfruttare l'unica risorsa di alimento a disposizione, i propri figli? .

C'è da rabbrividire davanti ad una tale logica, ma chi è abituato a farsi la vita con le proprie mani, non va in cerca di aiuto o di consiglio. Ha imparato a fare le proprie scelte. Anche se dolorose, si preferiscono le proprie scelte. E queste scelte sono spesso fatte in segreto. Oserei dire che il modo di muoversi e la segretezza, sono a dir poco diabolici. Un tale modo d'agire raramente permette di intervenire per rettificare le conseguenze che ne derivano.

«Questa donna mi disse: "Dammi tuo figlio, che lo mangiamo oggi; domani mangeremo il mio." Così abbiamo fatto cuocere mio figlio, e lo abbiamo mangiato. Il giorno seguente io le dissi: "Dammi tuo figlio, che lo mangiamo." Ma lei ha nascosto suo figlio.» (2Re 6:28,29). Il sistema spirituale fai da tè non si preoccupa, come si vede dalla storia, di ingannare se è necessario. Ne permette, una volta che viene alla luce il caso, di poter fare qualcosa per recuperare la situazione. Non si poteva riportare in vita il bambino.

Come tutti gli altri personaggi della vicenda anche queste donne sono delle credenti nel Dio d'Israele, ma la loro fede scompare davanti alla prova. Esse preferiscono sacrificare la 'benedizione di Dio pur di trovare una soluzione che dia loro sollievo.

E' la via più semplice. Il problema è proprio qui, in questo tipo di ragionamento: seguire la via più semplice, la più logica. Ma è davvero la scelta giusta?

Le donne in questa storia certamente raffigurano quei credenti che davanti a situazioni difficili adottano subito il sistema fai da tè senza riflettere sulla Parola o ricercare Dio. Tali credenti si muovono al di fuori della comunione fraterna. Non cercano consiglio spirituale per paura di mostrare la propria debolezza o per presunzione, ritenendo magari gli altri incapaci di poterli aiutare. Essi si muovono nell'ombra fino a quando sopraggiunge il disastro e ogni cosa si manifesta. A volte solo a situazione peggiorata, chiedono aiuto.

Tempo prima, durante una carestia dovuta ad altri motivi, un altro uomo e la sua famiglia fecero la stessa scelta, la più plausibile, la più razionale, la più attraente. Si legge, infatti, nel libro di Ruth che Elimelec, sua moglie Naomi e i suoi due figli, lasciarono Betlemme di Giuda per andare nelle campagne di Moab (Ruth 1:1,2).  Per salvaguardare se stesso e i suoi beni, quest'uomo abbandonò la terra promessa per recarsi in un territorio maledetto da Dio. Era la scelta più logica dettata dalle circostanze. Il grano delle pianure di Moab si mostrò troppo allettante per chi stava per soffrire la fame.

Perché rimanere in un territorio arido, mentre lì a poca distanza c'era di che sfamarsi? L'idea di consultare prima il Signore, non lo sfiorò minimamente. Solo che, come nel primo caso, la logicità della scelta contrastava con la Parola di Dio e metteva l'individuo in una situazione peggiore (Deuteronomio 23:4-7). Elimelec voleva salvaguardare la sua vita, ma perì nonostante l'abbondanza di cibo. Voleva salvaguardare la vita dei figli, ma essi perirono nonostante la sicurezza alimentare che il padre aveva provveduto loro.

Voleva salvaguardare la sua discendenza, ma i figli non furono in grado di procreare; avevano sposato delle moabite, donne di un popolo maledetto da Dio. Certamente dietro la loro sterilità possiamo vedere la mano di Dio. Voleva salvaguardare i suoi averi, ma ecco la testimonianza della moglie al suo ritorno a casa:  " Io partii nell'abbondanza, e il Signore mi riconduce spoglia di tutto." (Ruth 1:21) Non sempre perciò la scelta cosiddetta logica è la scelta giusta nelle circostanze difficili. La logica di Dio non è sempre la nostra logica, Elimelec non si volse al Signore per avere direzione, ma alla sua logica. Egli ritenne sufficienti i suoi calcoli. Le due donne non si volsero al Signore per aiuto, ma alla loro logica dettata dagli appetiti 'carnali'.

In entrambi i casi la fede in Dio venne messa da parte. In entrambi i casi si ebbe la perdita di ciò che apparteneva loro: eredità, averi, figli, ecc. Il sistema fai da tè è un modo sottile per contrabbandare la propria indipendenza da Dio; è l'uomo che vuole emergere come signore di se stesso. Il fallimento è la ben magra consolazione per chi adotta questo sistema.

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