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Essere discepolo di Gesù Cristo
richiede un prezzo da pagare, un prezzo che potremo
suddividere in tre "rate" : la prima rata
comprende la rinuncia a se stessi, la seconda prendere
la propria croce e la terza seguire Gesù.
In queste colonne ci soffermeremo sulla
prima rata del prezzo da pagare la rinuncia a se stessi.
A volte credo che si commetta l'errore di presentare
un cristianesimo a buon mercato una specie di "prendi
tre e paghi due". Probabilmente è proprio
per questo motivo che è sempre più raro
vedere delle radicali conversioni, delle vite profondamente
cambiate dall'opera dello Spirito Santo. A volte al
gente stessa che accetta il Signore come proprio personale
Salvatore non sa neanche a cosa va incontro e non comprende
neanche cosa il Signore si aspetta da loro da quel momento
in poi.
Con questo non voglio affermare che noi
possiamo acquistare la salvezza per mezzo delle nostre
opere, perché "è per grazia che voi
siete stati salvati, mediante la fede; ciò non
vien da voi; è il dono di Dio" (Efes. 2:8).
L'opera di salvezza compiuta da Gesù sulla croce
del Calvario è completa e noi non possiamo aggiungervi
nulla, ma è proprio "Poiché la grazia
di Dio, salutare per tutti gli uomini, è apparsa
e ci ammaestra a rinunziare all'empietà e alle
mondane concupiscenze, per vivere in questo mondo temperatamente,
giustamente e piamente," (Tito 2:11,12).
Quindi è vero che la salvezza
c'è stata regalata da Dio, perciò non
dobbiamo pagare nessun prezzo: ma è altrettanto
vero che noi abbiamo il dovere di custodire la salvezza
e di crescere sempre più all'immagine di Cristo
Gesù per essere i Suoi discepoli e, per questo
ci richiede un prezzo da pagare che Gesù riassume
nel testo che stiamo considerando. D'altra parte, non
potremmo assolutamente rinunziare a noi stessi, a ciò
che è carnale e mondano, se non fosse per la
grazia di Dio operante in noi.
La rinuncia a se stessi trionfando
sulla concupiscenza degli occhi.
Il nemico delle anime nostre, il mondo,
continuamente ci mostrano oggetti e cose che attirano
il nostro sguardo. Questa concupiscenza, una volta suscitata,
se non la si giudica severamente, porterà l'uomo
di Dio nel peccato e lo priverà delle vere gioie
che il Signore gli ha riservato.
La concupiscenza degli occhi, oltre a
produrre un morboso per le cose che il Signore non ha
dato o che non rientrano nella Sua volontà, porta
l'uomo a volere essere al centro dell'attenzione facendolo
agire affinché gli sguardi di tutti possano essere
accentrati sulla sua persona. Un discepolo di Gesù
Cristo non può e non deve essere schiavo della
concupiscenza degli occhi . Purtroppo sono tanti coloro
che desiderano possedere ciò che Dio non ha dato
a loro; mentre si ribellano quando viene chiesto loro
di dare a Dio quel che gli spetta.
Un giovane credente che vuole essere
discepolo di Gesù cristo certamente metterà
al primo posto la volontà di Dio e non permetterà
che la concupiscenza degli occhi li porti ad accumulare
tesori per sé e non essere ricco davanti a Dio.
Chi vive per sé, per soddisfare i propri desideri,
accumulare tesori su questa terra e, di conseguenza,
non si interessa dell'opera di Dio, non è degno
di chiamare Gesù, Signore.
Essere discepolo di Cristo è qualcosa
di più che accettare Gesù come personale
Salvatore; essere morti al mondo e viventi per onorare
il Signore. Non è morto al mondo e non può
definirsi discepolo di Cristo quel credente che passa
più tempo al televisore che a pregare e meditare
la Parola di Dio, non è morto al mondo e non
può definirsi discepolo chi è schiavo
della moda delle usanze mondane del presente secolo.
Non è morto al mondo e non può
definirsi discepolo di Cristo chi si preoccupa soltanto
del suo aspetto esteriore, anziché purificare
anche il suo essere interiore, la sua mente, il suo
cuore.
Essere discepolo di Cristo significa
scegliere più Lui che noi, perché Egli
stesso ha detto: "Se uno vuol venire dietro a me,
rinunzi a se stesso
" (Luca 9:23).
La rinuncia a se stessi trionfando sulla concupiscenza
della carne.
Per la concupiscenza della carne intendiamo
quei desideri naturali, carnali che non sono in armonia
con la natura e la volontà di Dio e che sono
condannati dalla Sua Parola. La concupiscenza della
carne dall'interno dell'uomo, dal suo cuore, Gesù
ebbe a dire "È quel che esce dall'uomo che
contamina l'uomo; poiché è dal di dentro,
dal cuore d'uomini, che escono i cattivi pensieri, fornicazioni,
furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità,
frode, lasciavia, sguardo maligno, calunnia, superbia,
stoltezza. Tutte queste cose escono dal di dentro e
contaminano l'uomo" (Marco 7:20-23)
Né momento in cui si accetta veramente
il Signore e si diventa discepolo di Gesù Cristo,
deve esserci anche un cambiamento di vita. Essere cristiani
significa essere "nati di nuovo", perciò
si inizia una vita vissuta alla luce dell'insegnamento
della Parola di Dio; un nuovo modo di fare, un nuovo
modo d'essere,completamento diverso da quello di prima
(Efes. 4:25-32).
Se un individuo prima di avere accettare
Gesù come personale Salvatore, praticava la fornicazione,
adesso la sua vita è cambiata e non può
più essere contaminata da tali atti carnali.
Se prima dell'esperienza con Cristo alcuni erano ladri,
bugiardi ecc
adesso devono dare un taglio netto
a quel genere di vita, perché sono entrati in
un nuovo modo d'essere accettando la grazia di Dio.
C'è un prezzo da pagare per essere discepolo
di Cristo Gesù : la rinunzia a se stesso e la
sottomissione dei desideri carnali.
Per un credente attratto e adescato dalla
concupiscenza della carne (Giac. 1:14), la risorsa indicata
nella Parola di Dio è "tagliare" Spesso
ciò appare doloroso, ma fa parte del prezzo che
bisogna pagare se si vuole essere discepolo di Cristo
Gesù, il Signore.
La rinuncia a se stessi trionfando
sulla superbia della vita.
La concupiscenza degli occhi porta l'uomo
ad attirare a se l'oggetto invidiato o ad attirare su
di sé gli sguardi e l'ammirazione degli altri
uomini; la concupiscenza della carne spinge l'uomo a
far di tutto pur di soddisfare i desideri peccaminosi
proposti dagli istinti innati che si trovano nell'uomo
carnale; la superba della vita invece, porta l'uomo
ad elevarsi al di sopra degli altri, facendolo credere
migliore e più apprezzabile.
Chi vuole essere discepolo di Cristo
deve trionfare anche su questo temibile nemico: la superbia
della vita. Il trionfo su questa tendenza peccaminosa
passa attraverso il vero pentimento e la vera umiliazione
davanti al Signore. Quando ci si umilia davanti a Dio
e si va ai suoi piedi veramente pentiti, non c'è
né modo né occasione di sentirsi migliori,
perché si è tropo impegnati a cercare
la misericordia ed il perdono del Signore.
Il Signore ci aiuti a far sì che
in noi non si possa trovare nessun compiacimento né
per quel che siamo stati prima di incontrare la grazia
di Dio, né per quel che siamo ora che abbiamo
conosciuto il Signore. Il Signore ci aiuti e ci liberi
da una forma di cristianesimo "fai da te",
accomodante, poco serio. Essere discepolo di Cristo
è molto impegnativo e non può essere considerato
come un passatempo al si dedicano soltanto le energie
superflue.
Gesù ancora oggi continua a dire
. "Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se
stesso e prenda la sua croce e mi segua" (Matt.
16:24)
A. G.
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