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Il prezzo del discepolo
 
Lettura da: Matteo 16:24
"Allora Gesù disse ai suoi discepoli: se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso e prenda la sua croce e mi segua."

Essere discepolo di Gesù Cristo richiede un prezzo da pagare, un prezzo che potremo suddividere in tre "rate" : la prima rata comprende la rinuncia a se stessi, la seconda prendere la propria croce e la terza seguire Gesù.

In queste colonne ci soffermeremo sulla prima rata del prezzo da pagare la rinuncia a se stessi. A volte credo che si commetta l'errore di presentare un cristianesimo a buon mercato una specie di "prendi tre e paghi due". Probabilmente è proprio per questo motivo che è sempre più raro vedere delle radicali conversioni, delle vite profondamente cambiate dall'opera dello Spirito Santo. A volte al gente stessa che accetta il Signore come proprio personale Salvatore non sa neanche a cosa va incontro e non comprende neanche cosa il Signore si aspetta da loro da quel momento in poi.

Con questo non voglio affermare che noi possiamo acquistare la salvezza per mezzo delle nostre opere, perché "è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; ciò non vien da voi; è il dono di Dio" (Efes. 2:8). L'opera di salvezza compiuta da Gesù sulla croce del Calvario è completa e noi non possiamo aggiungervi nulla, ma è proprio "Poiché la grazia di Dio, salutare per tutti gli uomini, è apparsa e ci ammaestra a rinunziare all'empietà e alle mondane concupiscenze, per vivere in questo mondo temperatamente, giustamente e piamente," (Tito 2:11,12).

Quindi è vero che la salvezza c'è stata regalata da Dio, perciò non dobbiamo pagare nessun prezzo: ma è altrettanto vero che noi abbiamo il dovere di custodire la salvezza e di crescere sempre più all'immagine di Cristo Gesù per essere i Suoi discepoli e, per questo ci richiede un prezzo da pagare che Gesù riassume nel testo che stiamo considerando. D'altra parte, non potremmo assolutamente rinunziare a noi stessi, a ciò che è carnale e mondano, se non fosse per la grazia di Dio operante in noi.


La rinuncia a se stessi trionfando sulla concupiscenza degli occhi.

Il nemico delle anime nostre, il mondo, continuamente ci mostrano oggetti e cose che attirano il nostro sguardo. Questa concupiscenza, una volta suscitata, se non la si giudica severamente, porterà l'uomo di Dio nel peccato e lo priverà delle vere gioie che il Signore gli ha riservato.

La concupiscenza degli occhi, oltre a produrre un morboso per le cose che il Signore non ha dato o che non rientrano nella Sua volontà, porta l'uomo a volere essere al centro dell'attenzione facendolo agire affinché gli sguardi di tutti possano essere accentrati sulla sua persona. Un discepolo di Gesù Cristo non può e non deve essere schiavo della concupiscenza degli occhi . Purtroppo sono tanti coloro che desiderano possedere ciò che Dio non ha dato a loro; mentre si ribellano quando viene chiesto loro di dare a Dio quel che gli spetta.

Un giovane credente che vuole essere discepolo di Gesù cristo certamente metterà al primo posto la volontà di Dio e non permetterà che la concupiscenza degli occhi li porti ad accumulare tesori per sé e non essere ricco davanti a Dio. Chi vive per sé, per soddisfare i propri desideri, accumulare tesori su questa terra e, di conseguenza, non si interessa dell'opera di Dio, non è degno di chiamare Gesù, Signore.

Essere discepolo di Cristo è qualcosa di più che accettare Gesù come personale Salvatore; essere morti al mondo e viventi per onorare il Signore. Non è morto al mondo e non può definirsi discepolo di Cristo quel credente che passa più tempo al televisore che a pregare e meditare la Parola di Dio, non è morto al mondo e non può definirsi discepolo chi è schiavo della moda delle usanze mondane del presente secolo.

Non è morto al mondo e non può definirsi discepolo di Cristo chi si preoccupa soltanto del suo aspetto esteriore, anziché purificare anche il suo essere interiore, la sua mente, il suo cuore.

Essere discepolo di Cristo significa scegliere più Lui che noi, perché Egli stesso ha detto: "Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso…" (Luca 9:23).


La rinuncia a se stessi trionfando sulla concupiscenza della carne.

Per la concupiscenza della carne intendiamo quei desideri naturali, carnali che non sono in armonia con la natura e la volontà di Dio e che sono condannati dalla Sua Parola. La concupiscenza della carne dall'interno dell'uomo, dal suo cuore, Gesù ebbe a dire "È quel che esce dall'uomo che contamina l'uomo; poiché è dal di dentro, dal cuore d'uomini, che escono i cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, frode, lasciavia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose escono dal di dentro e contaminano l'uomo" (Marco 7:20-23)

Né momento in cui si accetta veramente il Signore e si diventa discepolo di Gesù Cristo, deve esserci anche un cambiamento di vita. Essere cristiani significa essere "nati di nuovo", perciò si inizia una vita vissuta alla luce dell'insegnamento della Parola di Dio; un nuovo modo di fare, un nuovo modo d'essere,completamento diverso da quello di prima (Efes. 4:25-32).

Se un individuo prima di avere accettare Gesù come personale Salvatore, praticava la fornicazione, adesso la sua vita è cambiata e non può più essere contaminata da tali atti carnali. Se prima dell'esperienza con Cristo alcuni erano ladri, bugiardi ecc… adesso devono dare un taglio netto a quel genere di vita, perché sono entrati in un nuovo modo d'essere accettando la grazia di Dio. C'è un prezzo da pagare per essere discepolo di Cristo Gesù : la rinunzia a se stesso e la sottomissione dei desideri carnali.

Per un credente attratto e adescato dalla concupiscenza della carne (Giac. 1:14), la risorsa indicata nella Parola di Dio è "tagliare" Spesso ciò appare doloroso, ma fa parte del prezzo che bisogna pagare se si vuole essere discepolo di Cristo Gesù, il Signore.


La rinuncia a se stessi trionfando sulla superbia della vita.

La concupiscenza degli occhi porta l'uomo ad attirare a se l'oggetto invidiato o ad attirare su di sé gli sguardi e l'ammirazione degli altri uomini; la concupiscenza della carne spinge l'uomo a far di tutto pur di soddisfare i desideri peccaminosi proposti dagli istinti innati che si trovano nell'uomo carnale; la superba della vita invece, porta l'uomo ad elevarsi al di sopra degli altri, facendolo credere migliore e più apprezzabile.

Chi vuole essere discepolo di Cristo deve trionfare anche su questo temibile nemico: la superbia della vita. Il trionfo su questa tendenza peccaminosa passa attraverso il vero pentimento e la vera umiliazione davanti al Signore. Quando ci si umilia davanti a Dio e si va ai suoi piedi veramente pentiti, non c'è né modo né occasione di sentirsi migliori, perché si è tropo impegnati a cercare la misericordia ed il perdono del Signore.

Il Signore ci aiuti a far sì che in noi non si possa trovare nessun compiacimento né per quel che siamo stati prima di incontrare la grazia di Dio, né per quel che siamo ora che abbiamo conosciuto il Signore. Il Signore ci aiuti e ci liberi da una forma di cristianesimo "fai da te", accomodante, poco serio. Essere discepolo di Cristo è molto impegnativo e non può essere considerato come un passatempo al si dedicano soltanto le energie superflue.

Gesù ancora oggi continua a dire . "Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso e prenda la sua croce e mi segua" (Matt. 16:24)

A. G.

 

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