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Nel capitolo 6 del Vangelo di Marco c'è un verso che mi ha colpito molto. Il contesto è quello conosciutissimo della prima moltiplicazione dei pani. Gesù si trovò davanti migliaia di persone. Ognuna di loro con dei sentimenti, degli affetti, legami familiari… insomma persone, non numeri o sagome vuote. Gesù vide in loro un bisogno enorme e prima di cominciare a rispondere alle loro aspettative cercò di trasmettere ai Suoi discepoli l'urgenza di fare qualcosa.


Ci sono bisogni enormi nel mondo, sono urgenti ed è necessario che qualcuno si disponga a fare qualcosa. Potrei citarvi decine di nomi di fratelli in difficoltà. Fratelli a cui hanno bruciato la casa, sorelle a cui hanno ucciso il marito e poi orfani solo perché i genitori erano attivi nell'evangelizzare. Poi c'è la richiesta enorme di Bibbie che riceviamo dalla Cina e da tante altre nazioni.
Naturalmente ci sono molte richieste di aiuto, tacite o espresse, anche intorno a noi. Basta alzare lo sguardo per vedere come le campagne siano pronte per il raccolto. Un problema comune a tutti questi grandi bisogni è la mancanza di personale consacrato e disposto ad andare.
Certamente queste grandi necessità in tutto il mondo motivano molti credenti ad andare nel campo missionario.


C'è anche un comando da parte di Dio. Lui ci ordina di "andare". Ai Suoi discepoli disse di andare e proclamare il Vangelo sia a Gerusalemme che in Giudea e in Samaria, fino alle estremità della terra. Non prima qui e poi là, ma qui e là. Gli ordini non vanno mai discussi, ma solo eseguiti. Quindi anche questa è una buona motivazione che spinge molti fratelli a dedicarsi al lavoro missionario.


Siamo sufficientemente equipaggiati. Se ci confrontiamo con le condizioni della maggior parte della Chiesa, che vive nel terzo o nel quarto mondo, è facile costatare che abbiamo in abbondanza e possiamo destinare una parte delle nostre possibilità economiche per chi vive nell'indigenza. Possiamo dare il nostro denaro per sostenere missionari, per inviare Bibbie a chi non ne ha, ma anche per le innumerevoli opere di carità sia vicino a noi che all'estero. Non saremo mai poveri se doniamo per l'opera del Signore, ma credo che siamo chiamati a dare anche le nostre energie ed il nostro impegno. Possiamo sostenere chi fa, ma possiamo anche fare noi qualcosa e possiamo anche andare di persona.


Davide affrontò il gigante Golia con cinque sassi soltanto. Non aveva preparazione militare, né cultura, né esperienza, né ricchezza. Non aveva neppure un'armatura, però aveva Dio dalla sua parte.


Anche noi se andiamo nel nome del Signore siamo equipaggiati ed abbiamo in abbondanza.
Questa consapevolezza spinge molti cristiani a lavorare per il Regno.
Possiamo avere il desiderio di andare in missione o di sostenere le missioni, ma se la nostra motivazione sta "solo" nel fatto che vediamo grandi bisogni intorno…
Se lo facciamo "solo" perché c'è un comandamento del Signore Gesù…
Se lo facciamo "solo" perché ci rendiamo conto che abbiamo molto di più di loro e quindi possiamo aiutarli…


Gesù vide tanta gente piena di problemi, con tanti bisogni e con la fame spirituale. Li vide come pecore senza pastore, come dice il verso 34 del cap. 6 del Vangelo di Marco.
Sono convinto però che non fu quello che dice nella seconda parte di questo versetto a motivare Gesù, fu piuttosto la prima parte: "… ne ebbe compassione…" .
In un'altra occasione Gesù si trovò davanti un giovane ricco, ma prima di insegnargli cosa doveva fare, la Bibbia dice che: "…Gesù guardandolo l'amò…"
Se non ci lasciamo spingere dall'amore di Dio e dal Suo amore per le Sue creature credo che tutti i nostri migliori sforzi rischino di rimanere un semplice impegno umano e possiamo scivolare nel pietismo, nel dovere o nella religione.
Chiediamo quindi a Dio che ci riempia del Suo amore prezioso, quella è l'unica giusta e potente motivazione che può spingerci a diventare dei Davide. Se, come Paolo, potremo dire: "L'amore di Cristo mi costringe" sicuramente le missioni non avranno più bisogno di chiedere aiuto, denaro e collaboratori come, a volte, sono costrette a fare.

Vostro in Lui,

Lino Cavone

 

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