|
Avrei avuto qualche difficoltà
a fidarmi dell'Europa, cinquant'anni fa, se fossi stata
ebrea. Oggi, sarei letteralmente in crisi. Come molti
sono, in Israele. C'è da rimanere di stucco per
l'atteggiamento di parecchi media europei, italiani
in testa. Un'analisi su tg e dintorni rivela tutte le
contraddizioni. Si accoglie con entusiasmo il presidente
della Siria (Paese notoriamente democratico); in qualche
caso si accosta il termine "terrorista" con
nonchalance a un premier eletto come Sharon. Ma si fa
fatica a definire così i kamikaze che si fanno
saltare in aria, uccidendo soldati e civili, che aggrediscono
con coraggio da leone donne sole, lapidano ragazzini
dopo aver loro teso una trappola e via dicendo.
Sono "militanti". Tesi difesa a oltranza sugli
schermi europei: Davide contro Golia. Di questi giorni,
con le drammatiche reazioni israeliane agli attacchi
terroristici, più che mai. Davide, ossia il popolo
palestinese, sicuramente sofferente, anche se le responsabilità
di tale sofferenza meriterebbero una riflessione. Nel
riportare atti contro i palestinesi, spesso si usa il
tono di una verità assoluta. Basta consultare
agenzie di stampa per comprendere che la versione fornita
è esclusivamente quella palestinese. Se invece
la notizia va a favore di Israele, si precisa con inatteso
rigore: "secondo fonti israeliane".
Di più. Con parsimonia si utilizza appunto la
parola "terroristi" negli attentati palestinesi.
Ma molti israeliani diventano "coloni" (parole
cui si associa la connotazione negativa di usurpatore),
anche quando vivono in un territorio che non c'entra
nulla con quelli "occupati". Altri esempi?
La nave carica d'armi, intercettata dagli israeliani,
ha fatto una toccata e fuga sui media italiani. E dire
che persino su un giornale arabo Arafat lasciava trapelare
qualche responsabilità, pur indiretta. Non trasportava
sassi da tirare contro i soldati. Sassi... qualcuno
si stupisce di chi afferma che dietro quei bambini spesso
ci sono uomini coi kalashnikov.
Eppure immagini (non fotomontaggi) lo documentano. Poco
diffuse. Qui si fa il "tifo" su una questione
drammatica, senza peraltro preoccuparsi davvero del
popolo palestinese che ha diritto a uno Stato. Come
quello israeliano alla propria sicurezza. Troppa grazia
ricordare che il primo a riconoscere lo Stato della
Palestina (quando l'Onu decretò la nascita delle
due nazioni) fu Israele? Gli arabi dissero no. Non volevano
gli ebrei in quella terra, prima in gran parte deserta.
Davide, i palestinesi. Ma Israele è Golia? Oggi
è appoggiato dagli Usa (che guaio, con l'antiamericanismo
di moda).
Quando nel Novecento arrivarono professori, ingegneri,
operai ebrei e diventarono contadini, non avevano carri
armati. Furono accolti con gli spari e gli attentati
crebbero, appena le terre deserte fiorirono. Noti i
legami fra Hitler e una parte del mondo islamico. Va
sottolineato, una parte: ci sono persone di buona volontà.
Chissà, anche le recenti aperture dell'Arabia
Saudita possono far sperare, se non finiranno nel nulla.
L'Unione europea, invece di finanziare odio (come i
testi su cui i piccoli imparano che esiste solo la Palestina,
non Israele), dovrebbe sostenere i rappresentanti palestinesi
che credono nella pace vera, ed esistono, anche se a
volte hanno vita difficile tra i loro stessi fratelli.
Magari un po'; meno quelli che ricevono inviti dalle
tv italiane e hanno siti su Internet con ampi spazi
su "Auschwitz e leggende" e altri temi filonazisti.
Ma l'Europa non può stare zitta se un ambasciatore
britannico viene respinto in un Paese arabo perché
di origine ebraica. Se la Siria grida contro gli ebrei
"deicidi", accusa che dovrebbe scandalizzare
innanzitutto i cristiani. Dice David Grossman, scrittore
israeliano pacifista e non mi sembra filoSharon: "In
Israele c'è la sensazione che l'Europa sia ben
più disposta verso i palestinesi.
E'vero che non c'è simmetria tra le due forze
in campo, ma occorre anche ricordare che cinque milioni
di ebrei sono circondati da un intero mondo arabo, molto
ostile". E da prima che esplodesse il dramma palestinese.
Lo dicono personaggi autorevoli, di pace: se l'Europa
continuerà a guardare (e ingigantire) le presunte
colpe degli uni e chiuderà gli occhi su quelle
degli altri, farà tutto tranne che contribuire
alla pace. Allora, tanto varrebbe togliere sul serio
il giorno della Memoria. E' triste mandare agli ebrei
il messaggio che interessano più da morti, che
da vivi.
(dal sito www.evengelici.net)
|